Vis à Vis Fuoriluogo 23 – Aischa Gianna Muller / Legarsi a una stella futura (Lucito, CB)

à Vis – Fuoriluogo 23 / 2020
Artists in Residence Project

Lucito (CB) . Aischa Gianna Müller . Legarsi a una stella futura
Castelbottaccio (CB) . Victoria DeBlassie Ferro bacchiato / Sfrangi Pane – Sfrangi Panni; Connor Maley / Fiori, fantasmi e piccioli

Limiti inchiusi arte contemporanea

cura di Matteo Innocenti
agosto 2020 / ottobre 2020

Regione Molise – Assessorato alla Cultura . “Turismo è Cultura”
Patto per lo Sviluppo della Regione Molise
partner: Comune di Lucito . Comune di Castelbottaccio


Entrambe le etimologie del nome Lucito rimandano al rapporto con la natura; Lucito da  lucusbosco consacrato alla divinità, o da saliceto, da cui sauceto e Luceto. La descrizione del paese, nel sito web comunale, inizia con questo passaggio: «Lucito è posto in una valle popolata di uliveti che va digradando verso le sponde del  fiume Biferno.  La parte  settentrionale  è coronata  da  colline, rivestite  sulla cima di querceti e ai fianchi di alberi da frutto.» 

Salendo nella parte alta del paese e poi continuando lungo la strada si apre uno scenario che anche ad agosto rimane di grande impatto: la gradazione di marroni (è la terra arata da poco, vicina a quella da smuovere), il giallo del fieno, le zone verdi scuro di bosco, tutto si combina in un insieme armonioso. Da queste facciate di collina, le linee orizzontali delle vette, spezzandosi, salgono e scendono lungo l’azzurro del cielo. Ci sono delle ore in cui la quiete e la solitudine rendono il paesaggio quasi irreale.

Aischa Gianna Muller, è nata in Germania, ma cresciuta nella parte a sud della Toscana, in Maremma, e tuttora vive in campagna; il rapporto con la natura, in quanto fattore biografico, è anche componente fondamentale della sua ricerca. 

L’artista nel periodo di residenza ha proceduto come in un’esplorazione, a partire da un pensiero, che le è vicino, per orientarsi e conoscere quanto avviene nel territorio. Questo  pensiero riguarda il rapporto delle persone con l’agricoltura e le coltivazioni. Nella difficile, talvolta disperata, questione della permanenza futura dei piccoli centri abitati, una delle possibilità più concrete di riscatto consiste nel tornare a investire con idee e pratiche nelle colture locali. Certo, non si tratta di una soluzione semplice, e le posizioni a riguardo non sono tutte concordi; esistono però casi, in aumento, che ne dimostrano la fattibilità. Il primo periodo trascorso a Lucito è servito proprio a individuare delle persone con esperienze positive in tale macroambito: agricoltura biologica, metodi di coltivazione sostenibili, rapporto  con gli animali, conoscenza del territorio e sperimentazione.

Dopo una reciproca conoscenza, Aischa Gianna Müller ha formato un gruppo, chiedendo di partecipare a un’azione, parte di un progetto continuativo avviato nel 2017, dal titolo Tentativo di allungare la giornata. Si tratta appunto di un tentativo, semplice e impossibile allo stesso tempo: data una linea d’orizzonte e individuato il punto in cui il sole tramonta, si scava lì un solco affinché il tramonto stesso avvenga più tardi, anche solo di qualche secondo.

Le componenti in atto sono perlopiù soggettive, se escludiamo la rotazione terrestre il resto è dovuto al punto di osservazione e agli elementi naturali che lo sguardo incontra. Ciò non toglie che gli effetti abbiano delle conseguenze concrete sui nostri comportamenti; il mondo contadino si è sempre regolato sull’andamento del sole, per cui anche l’azione dell’artista, per quanto paradossale, riesce a ottenere in termini percettivi quanto si propone: continuare a vedere la stella madre per un poco ancora, ovvero aver vissuto un giorno più lungo.

Il fatto che in questo specifico caso a scavare sia un gruppo accomunato da esperienze comparabili e da una visione affine, ha in sé più livelli di significato. In termini metaforici lo sforzo comune di dilatazione del presente va nel verso del futuro, come a dire che le azioni, specie se collettive, possono contribuire al miglioramento del tempo a venire. In termini più contingenti, la partecipazione è stata un’occasione per intensificare i rapporti e il senso di comunità locale. Ricordiamo peraltro che “la tiratura del “Solco Dritto” è un rituale tradizionale agreste in più luoghi d’Italia – il più noto è quello di Valentano, a Viterbo – il cui significato è riferibile a un atto di ringraziamento per il buon raccolto. 

Legarsi a una stella futura(dai Tentativi di allungare la giornata) si connette evidentemente alla storia di Lucito. Uno dei punti di partenza è stato il rapporto con la Società Agricola e Operaia, qui istituita nel 1902 a scopo di mutuo soccorso e tuttora attiva. Invece in località  Sant’Angelo Altissimo si trova il primo insediamento lucitese, ovvero un convento dei Benedettini risalente all’VIII secolo – di cui oggi restano solo alcuni ruderi; vicino vi è la Cappella di San Nicola in montagna da dove ogni anno, il giorno precedente alla festa del patrono, la statua lignea del santo viene trasferita fino al centro del paese, per poi essere riportata durante terza settimana di giugno. Appunto questa è l’area rurale, vicina al tratturo e così importante per le celebrazioni del paese, dove Legarsi a una stella futuraè avvenuta. 

L’opera permanente consiste in un video, proiettato in occasione della presentazione nella Ex Cappella di San Gennaro – insieme a materiale documentativo delle varie fasi della ricerca dell’artista durante la residenza – e un dittico fotografico.  

Il video restituisce l’insieme di significati, impressioni, percezioni che ha caratterizzato l’azione e il periodo precedente, denso di esperienze. Il suo andamento non intende essere né lineare né descrittivo: il processo di scavatura del solco viene rappresentato attraverso alcune ‘scene’, da cui emerge un senso reale di comunione e collaborazione – nonché la forza individuale delle persone che hanno partecipato. Questo è un altro punto importante, il fatto che le persone provenissero da percorsi di vita fortemente interrelati a tutte le questioni affrontate dall’opera. Dunque l’azione era anche un riconoscimento, ideale, della loro passione e della loro tenacia, ovvero del contributo alla terra quale elemento fondamentale per la vita e per il mantenimento di un ambiente. Alcune frasi personali, in audio, sul finale, testimoniano in modo diretto tale aspetto.

Così anche nel dittico fotografico, rispettando la specificità del medium (l’immagine ferma, a differenza del flusso video); da una parte la piccola comunità in essere, dall’altra il sole già nel solco, qualche istante prima di scomparire dietro il limite del nuovo orizzonte. Ma quanto avverrà dopo, qui non importa, a contare sono due presenti assoluti: l’azione umana e il sole stesso. 


 

 

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