TAI – Tuscan Art Industry

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TAI, Tuscan Art Industry, è un progetto vario da considerarsi come estensione di un’idea-ricerca dell’artista Chiara Bettazzi; l’inizio è in Diari Urbani, archivio d’immagini di vecchie strutture industriali dislocate entro e intorno il territorio pratese, ora inattive, quale osservazione per un corretto recupero futuro degli edifici a dispetto dell’incuria e delle più nocive ristrutturazioni incoscienti – essenziale il riferimento al catalogo del 1985 La città abbandonata a cura di Alberto Breschi e di un gruppo di ricercatori.

Intenti che hanno trovato corrispettivo specifico in un programma nella ex fabbrica Lucchesi, lanificio risalente all’inizio del secolo scorso; visite archeoindustriali, incontri, proiezioni e la mostra Après coup (dischiusure) a cura di Saretto Cincinelli: collettiva di otto artisti, di generazione mista – mentre la provenienza per biografia o residenza in questo caso è Toscana – a costruire un discorso che, seppur seguendo differenti declinazioni, si pone in relazione metaforica con la fisicità del grande spazio produttivo. Tra le varie opere l’installazione Isole per interno di Andrea Santarlasci, paesaggio sospeso tra reale e irreale – piccole case poggiate su tronchi consunti dal tempo, sopra un grande tavolo specchiante: richiami alla pittura di Arnold Böcklin –, il ciclo fotografico Sospeso realizzato in loco da Anna Rose, in cui il corpo, nudo e poi protetto da un involucro di tessuti a sembianza organica, sparisce lasciandosi dietro come una eco visiva, oppure le forme appese e dispiegate di Daniela De Lorenzo L’identico e il differente, mute testimonianze di continui processi metamorfici.

Sono soltanto alcuni accenni a un percorso, di cui fanno parte inoltre Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Elena El Asmar, Carlo Guaita, Paolo Meoni.

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