Conterranei 2026 – residenza artistica, Castello di Cireglio, Pistoia
Il Novo dizionario universale della lingua italiana di Policarpo Petrocchi sul finire dell’Ottocento e per alcuni decenni fu il vocabolario maggiormente diffuso in Italia, anche per alcuni suoi aspetti di originalità, quali la distinzione tra i termini correnti e quelli della tradizione e la quantità di esempi vividi a spiegazione del significati. C’era già una coscienza piena di come la lingua fosse un sistema vivo e in continua trasformazione secondo gli usi e le necessità sociali. Ne è conseguito coerentemente che nel tempo alcuni dei vocaboli allora registrati sono diventati remoti, e poi oscuri, mentre altri hanno conservato l’attualità del senso. Tale sviluppo scandito dal passare e dal mantenersi delle parole ha a tutti gli effetti un carattere organico, ed è appunto quanto ha acceso la curiosità di Kinkaleri, gruppo che opera in una dimensione tra la performance, la sperimentazione teatrale, la ricerca sul movimento, l’installazione: direzioni molteplici tendenti verso un centro che è l’indagine sul linguaggio.

Kinkaleri ha scelto un certo numero di lemmi dal Novo Dizionario, preferendo quelli locali o supposti tali, che potessero risuonare o non risuonare oggi. Durante alcuni incontri sono stati proposti a persone di differenti età, adolescenti, giovani, adulti e anziani, in rapporto più o meno diretto con Castello di Cireglio e con il territorio pistoiese. In linea generale i termini sono stati riconosciuti in misura maggiore da chi apparteneva a una generazione precedente, ma alcuni si sono rivelati persi per tutti, altri invece ancora noti al netto di lievi cambiamenti dovuti alla trasformazione fonetica. Si è trattato di un processo collaborativo; chi ha partecipato si suggeriva a vicenda, confermava i significati, provava a recuperare da qualche angolo della memoria un’espressione ormai dimenticata. Così si è arrivati a una selezione da rendere di nuovo “presente”. Nella piccola terrazza panoramica del paese, si possono leggere alcune parole riportate su una targa di bronzo e gridarle verso il paesaggio. Urlala è sia un’installazione che un’opera performativa, poiché “si configura come un archivio vivente, in cui il sapere linguistico, attraverso il suono, si intreccia con il corpo e con la memoria collettiva. In questa prospettiva, il linguaggio non si fa solo comunicazione, ma forma incarnata, capace di abitare il paesaggio e attivare nuove modalità di presenza.” Ognuno può cimentarsi, scegliere un vocabolo e con la propria voce renderlo attuale, contribuendo al contempo a realizzare un inedito paesaggio sonoro. In certo modo, attraverso l’opera, le parole vengono sottratte ai processi eventuali di estinzione linguistica e rese sempre disponibili a farsi sonorità e immagine: “Gridare non come atto di rottura ma come processo di affioramento, in cui ciò che è stato dimenticato può ritornare come vibrazione nello spazio condiviso.”


Foto crediti: Leonardo Morfini