A Place to be | Future in my mind | Enrico Vezzi

In Future in my mind, hanno concorso vari elementi seguendo una processualità costante; intuizioni, scoperte, casualità, scambi, riferimenti, idee a gravitare lungo un’orbita non prestabilita fino a che, al momento definito, tutto ha assunto una forma che si è avvertita come giusta: in riferimento al ciclo a cui appartiene e che essa stessa ha contribuito a determinare, si può ritenere il progetto di Enrico Vezzi come un percorso che da un’orizzonte immaginifico, attraverso spostamenti progressivi denotati da condivisione e collaborazione, conduce a una possibilità concreta d’intervento nel reale.

Enrico Vezzi - Future In My Mind - Permanent Utopia - ph.Iogim - 2016

Enrico Vezzi – Future In My Mind – Permanent Utopia – ph.IoGim – 2016

L’inizio è Permanent Utopia: wallpaper ad ospitare le tante definizioni dell’utopia formulate nel corso della storia e che, tramite una ricerca tuttora in atto, l’artista ha collezionato con l’obiettivo di arrivare a una mappa dei luoghi ideali; l’ipotetico viene proiettato sul “corpo” della geografia, indice di quanto la differenza tra le due dimensioni non sia mai, in verità, risolutiva: ogni carta per quanto obiettiva richiede un contributo d’astrazione – che poi corrisponde alla nostra maniera di guardare il mondo a quel momento – e ogni utopismo, se anche non realizzato o non realizzabile, esorta a delle azioni pratiche. Di queste ultime è testimonianza il vinile Sometimes We Call It Utopia (remix), inciso con estratti delle voci-racconto di coloro che, in prima persona, hanno tentato o attuamente stanno tentando progetti utopici in diverse parti del mondo.

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Enrico Vezzi – Future In My Mind – LiberationCarousel (dettaglio) – ph.IoGim – 2016

«L’abito è la prima architettura attorno al corpo, la prima difesa e la prima costrizione. Per il Tempo che dedicherai alla mostra, se vuoi condividere la tua Liberazione, potrai appendere il tuo abito alla giostra quando si fermerà.» LiberationCarousel è una struttura a procedimento automatico, con funzione giocosa d’invito ad abbandonare il primo elemento della nostra protezione – habitus secondo l’etimologia significa primariamente il modo d’essere, la disposizione d’animo, in secondo grado vale come vestimento. Si tratta allora di una possibilità e di una responsabilità insieme; spogliarsi di qualcosa e restare con minore difesa è condizione per penetrare in maniera essenziale dentro alla realtà – dunque anche dentro a questa circostanza specifica – e per porsi in uno stato di apertura verso gli altri.

Enrico Vezzi - Future In My Mind - LiberationCarousel - ph.IoGim - 2016

Enrico Vezzi – Future In My Mind – LiberationCarousel – ph.IoGim – 2016

Del resto l’aspetto relazionale si pone a fondamento dell’intero progetto – e in generale della ricerca dell’artista; 7 Luca’s Wonders è un dialogo in fieri tra Enrico e Luca per mezzo delle immagini, il primo intervenendo con la rielaborazione di un progetto già esistente, Primi Insediamenti Umani – serie fotografica di costruzioni spontanee in progressione lungo un paesaggio marino – il secondo con la scelta di sette edifici del novecento considerati essenziali per la propria formazione e visione. Si tratta di due declinazioni del costruire, poste tra loro in correlazione: quella naturale in legna ed altri elementi con funzione di riparo – che ad un livello precedente riguarda la sopravvivenza stessa – e quella invece mediata dalla scienza, dalla tecnica e dalla tecnologia per giungere ad architetture che abbiano oltre al valore funzionale uno rappresentativo (talvolta divenuto iconico).

Si delinea così la questione della “progettazione” in tutta la sua ampiezza: essa è il modo originario tramite cui interveniamo nel mondo, seguendo un pensiero personale ma necessariamente mirato alla condivisione. Da qui prende le mosse the world we build, conversazione tra l’artista e il curatore: da un incipit ispirato dal testo dell’architetto Richard Neutra Progettare per Sopravvivere (Survival through Design), essa viene sviluppata come meta-riflessione intorno alla genesi e al divenire della mostra, col proposito ulteriore di affermare il bisogno di una collettiva presa di coscienza a riguardo dell’importanza di ogni nostra azione, in quanto esseri umani, rispetto al mondo – qui considerato nella doppia accezione di costituzione fisico-ambientale e di sistema di interrelazioni in atto. Ne danno esemplificazione proprio le immagini dello spazio precedenti all’intervento di recupero, quando, a realizzazione di una personale aspirazione, Lato è stato trasformato da area in abbandono a luogo per attività, incontri, confronti. A ciò si collega Letter from Future al piano d’entrata, elaborazione di uno dei documenti originali redatti dall’amministrazione cittadina in occasione di un sopralluogo, a segnalare lo stato di desolante incuria in cui versava l’ambiente.

Enrico Vezzi - Future In My Mind - theworldwebuild - ph.IoGim - 2016

Enrico Vezzi – Future In My Mind – theworldwebuild – ph.IoGim – 2016

Il luogo ancora, approfondito in tutta la sua comprensività, al pari di un organismo vivente dotato di respiro, movimento, processi trasformativi: Music for Commoner (in collaborazione con il musicista Remo Zanin) è un’installazione microfonica ad amplificare alcuni dei suoni strutturali dello spazio, esattamente quelli tensivi delle catene poste nella zona più alta per tenere le murate perimetrali – e senza le quali l’edificio potrebbe collassare – a cui vanno ad aggiungersi i contatti, le interazioni con le persone. Tramite un processo di ascolto e di traduzione, ciò che riterremmo dover attribuire all’immateriale diventa elemento percepibile da tutti; esempio di un’azione regolata dal rispetto e dalla coscienza delle condizioni, attive e potenziali, di un contesto.

Enrico Vezzi - Future In My Mind - Music for Commoner - ph.IoGim - 2016

Enrico Vezzi – Future In My Mind – Music for Commoner – ph.IoGim – 2016

Infine Everything is related to everything else. Il lightbox, – in origine insegna di un negozio, recuperata e rielaborata – è un messaggio che si appella all’evidenza del nostro esistere necessariamente in relazione: sta a sintesi di un percorso che se anche qui si conclude, potrà, è un auspicio, continuare in modo personale nella vita di ognuno di noi.

Enrico Vezzi - Future In My Mind - Music for Commoner (dettaglio) - ph.IoGim - 2016

Enrico Vezzi – Future In My Mind – Music for Commoner (dettaglio) – ph.IoGim – 2016

 

Enrico Vezzi (1979, San Miniato, PI). Si è Laureato in Psicologia all’Università degli Studi di Firenze nel 2004. Fin dal suo esordio concepisce l’arte come un mezzo per stimolare nuove riflessioni sul rapporto tra storia collettiva e memoria personale. Le sue opere sono sempre la traccia di un tentativo di relazione tra la memoria storica e i luoghi a questa connessi. Ogni suo progetto è una testimonianza del processo stesso con cui l’opera si manifesta, con cui tenta di stimolare e formare un dialogo.
Tra i suoi ultimi progetti Collettivi ricordiamo: “Distances”, a cura di laboratoire DERIVA e Matteo Innocenti, Gallerie SeeStudio, Paris (2015),“8+1”, a cura di Matteo Innocenti, Lato/BBS, Prato, (2014), “Finte Nature”, a cura di Giacomo Bazzani, Museo Mac,n, Monsumano Terme, Pistoia, (2013);”Upokeimenon”, a cura di Gianluca D’Incà Levis e Michela Lupieri, Casso, Pordenone, (2013); ”Acqua”, a cura di Carles Marco, Montevarchi, Arezzo (2013); “PastForward”, a cura di Alessandro Romanini, Chiesa di S. Agostino/ Palazzo Panichi, Pietrasanta, Lucca, (2013);“Helicotrema”, a cura di Blauer Hase, Parco della Musica, Museo MACRO, Roma (2013); ”CartaBianca”, a cura di Silvia Cini, Museo di Villa Croce, Genova (2012); “Cos’è il Contemporaneo?”, a cura della Fondazione March, Palazzo Moroni, Padova (2011); “My Favourite Things”, Galleria Contemporaneo, Mestre (2010); “Emerging Talents”, CCCStrozzina, Palazzo Strozzi, Firenze (2009); “Il Caos”, a cura di Raffaele Gavarro, Isola di San Servolo, Venezia (2009); “Il Rimedio Perfetto”, a cura di Marco Tagliafierro, Galleria Riccardo Crespi, Milano(2008); ”White Balance”, a cura di Lorenzo Bruni, Galleria Vianuova, Firenze (2008); “Usine de Reve”, a cura di Cecilia Casorati e Sabrina Vedovotto , 26cc, Roma (2008).
Tra i suoi ultimi progetti Personali ricordiamo: Sharing Utopia!, progetto OperaDelocalizzata, a cura di Nero, Museo MIC e altri sedi, Faenza (2012), “Let’s Take a Position”, progetto Greendays, a cura di Anna Santomauro e Viviana Checchia, in collaborazione con AAA/Brussels, Radar/Loughborough, Fabrica de Pensule/Cluj-Napoca, Neoncampobase/Bologna (2011); “Prokudin- Gorskij Project”, a cura di Ilaria Mariotti, Centro Espositivo Villa Pacchiani, S.Croce sull’Arno, Pisa (2011); “Il Principio di Realtà”, a cura di Angel Moya Garcia, Reload, Roma (2011); “Cosa rimane di una mostra?”, a cura di Lorenzo Bruni, Studio8, Pistoia (2010).

 


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a cura di | edited by Matteo Innocenti
in collaborazione con | in collaboration with Luca Gambacorti

1.
FUTURE IN MY MIND
Enrico Vezzi

19 marzo – 6 maggio
19 march – 6 may

 inaugurazione | opening  19 marzo 2016 h. 19.00

 LATO | Piazza San Marco 13 | Prato