XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara – Postmonument

L’intenzione di animare il contesto cittadino, per dare nuovamente a Carrara e al suo evento più importante l’attenzione dell’establishment artistico, del pubblico internazionale e dei media può già dirsi, almeno parzialmente, realizzata: come una sceneggiatura “aperta” o un’improvvisazione jazzistica – ma con dietro la mente ben presente di Fabio Cavallucci e dei suoi collaboratori – la Biennale di Scultura è venuta definendosi giorno dopo giorno, nella sostanza e nella forma, attraverso rivelazioni, colpi di scena, presenze importanti, intuizioni audaci, provocazioni e polemiche. Segno evidente che la manifestazione, partendo da accenni che pur c’erano stati nelle ultime edizioni, ha intrapreso davvero la strada del rinnovamento: tanto che si potrebbe descriverla non più come proposta varia di scultura, ma come inchiesta in tempo reale sui significati e sulle possibilità attuali di tale specifica forma artistica.
Considerato il numero consistente di comunicati e notizie pubblicati negli ultimi mesi, è certo utile tentare di ordinare i vari elementi, così da ottenerne una visione d’insieme in prossimità dell’inaugurazione.
Cyprien Gaillard - photo Valerio E. Brambilla
Il titolo. Postmonument, evidente riferimento al legame, predominante nel passato e in crisi alterna dal primo Novecento in poi, tra scultura e potere politico. In un presente saturo di cultura e affrancato dalle ideologie, capace di decostruire pensiero e azioni, si fa oltremodo interessante l’eventualità di “altre” rappresentazioni: quali/come sono i nostri monumenti?
Le sedi. Come ipotizzato da alcuni mesi la Biennale, oltre che nelle principali piazze, troverà suggestiva ambientazione in luoghi dismessi o vetusti, quasi a contrappasso di uno splendore antico (Buonarroti, Bernini, mercato mondiale del marmo negli scorsi decenni ecc.). Tra le location, l’ex Laboratorio Corsi-Nicolai, specializzato fino agli anni ‘50 in produzioni funerarie, il seminterrato delle Scuole Saffi, la settecentesca chiesa della Madonna delle Lacrime, il Cimitero Monumentale di Marcognano.
Gli artisti. Il punto di partenza è una sezione storica che procede dal naturalismo simbolico di Bistolfi e Melotti alla produzione vincolata dei totalitarismi fascista e socialista sovietico-cinese; lo sviluppo contemporaneo invece, sezione principale, conta circa trenta scultori. È importante segnalare che molti di loro hanno soggiornato in loco, così da avere la giusta ispirazione e poter creare un’opera connessa al territorio e alla sua storia. Tra i nomi maggiori, Maurizio Cattelan,Marcelo Cidade, Antony Gormley, Paul McCarthy, Damián Ortega, Santiago Serra, Rirkrit Tiravanija.
Carlos Bunga - photo Valerio E. Brambilla
A ciò si aggiunge un contributo di architettura, basato sull’equivalenza possibile tra la funzione significante dell’edificio e del monumento – entrambe forme necessarie alla politica: esposte alcune maquette – per esempio del nuovo Centro Congressi di Fuksas all’Eur di Roma o della Torre Agbar di Jean Nouvel a Barcellona, nonché i progetti di studi importanti, con l’eccellenza dell’idea-utopia diZaha Hadid per Carrara stessa.
Meno definita ma presente un’attività connessa alle performance e ai workshop, rinforzata dalla partecipazione di Vanessa Beecroft.
Gli eventi paralleli. Dopo una rigorosa analisi sono stati scelti una dozzina di progetti a latere, di varie tipologie. Dal ciclo di rappresentazioni teatrali Beckett and White alla collettiva di artisti cechi del Gum Studio, dalle esposizioni Dare arte al luogo – Dare arte alla città (protagonisti Emanuele Becheri, Flavio Favelli,Alfredo Jaar, Hidetoshi Nagasawa, Cristina Iglesias) e Niente da vedere tutto da vivere, fino ad Arte Povera in Accademia, mostra dei maggiori nomi del movimento (Boetti, Ceroli, Gilardi, Kounellis, Merz, Pascali, Penone,Pistoletto, Zorio).
Terence Koh - photo Valerio E. Brambilla
Le polemiche. Due protagonisti della provocazione tornano in prima linea. Maurizio Cattelan scatena una bagarre politica, con la soprintendenza che dà dinieghi, il sindaco indulgente e indugiante, membri dell’associazione Rivalutiamo Carrara che minacciano di incatenarsi, gli immancabili gruppi di Facebook a far da tam-tam: oggetto della contesa, la sostituzione temporanea della statua di Giuseppe Mazzini, nella piazza centrale cittadina, con un’altra in onore di Bettino Craxi, collocata poi, con buona pace di tutti, nel cimitero. Un modo preciso per dimostrare, attraverso il ricorso alla coscienza civile cittadina – un po’ sincera un po’ patetica – che i monumenti comunicano ancora qualcosa.
Paul McCarthy, personalità che è di per sé garanzia di appeal, ripropone invece una sfida di manzoniana – non il letterato, ben si capisce – memoria. Un grande escremento di travertino, riproduzione in materia preziosa di un’altra materia che è, nonostante tutto, quotidiana. Al di là dello sdegno suscitato, e di una certa prevedibilità dell’idea, lo scultore americano resta fedele alla sua ricerca: abolire quell’ipocrita difesa mentale che giudica osceno l’organico, e sana la reale oscenità del sociale.
Il nuovo logo della Biennale di Carrara
Curiosità. Il logo di questa e delle edizioni future, scelto tramite concorso, è dell’architetto Tomas Ghisellini. Nel catalogo ci saranno alcune interviste molto particolari, realizzate dallo stesso Cavallucci: esclusiva quella a Michail Gorbaciov, un monumento umano, nonché vivente, allo scontro epocale tra comunismo e capitalismo.
Matteo Innocenti
XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara – Postmonument
a cura di Fabio Cavallucci
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