Un’avventura nata con tutta la forza e le incertezze della novità. Un collezionista pronto a dedicare la propria vita al progetto. Dopo trent’anni di apertura al pubblico, la Fattoria di Celle rappresenta un modello unico di arte ambientale: si festeggia con importanti acquisizioni e altre sorprese. Appuntamento alla Collezione Gori.

Luigi Mainolfi – Per Quelli che volano – 2010-11 – courtesy Fattoria di Celle-Collezione Gori – photo Carlo Fei

“L’idea dell’arte ambientale è nata nel 1961, ma sono serviti vari anni per attuarla. Oltre le difficoltà a livello economico e familiare, questa intuizione da una parte mi coinvolgeva in modo assoluto e dall’altra mi creava inquietudini profonde”. Con passione e pazienza, Giuliano Gori racconta per l’ennesima volta l’avventura della sua collezione così “particolare”: “Non avevamo modelli e adesso lo siamo diventati noi. Al di là di ogni presunzione, non contesto i meccanismi del mercato artistico contemporaneo, che in effetti sono più pratici. Ritengo però necessario che qualcuno dimostri la possibilità di un’alternativa alla creazione delle opere in studio: non soltanto arte ambientata, cioè collocabile ovunque, ma anche ambientale, nata nel luogo a cui sarà destinata e frutto di una lunga relazione con il committente. D’altronde, è avvenuto così per tanti secoli fino all’epoca moderna”.

Loris Cecchini – The Hand, the Creatures, the Singing Garden – 2012 – courtesy Fattoria di Celle-Collezione Gori – photo Carlo Fe

La Fattoria di Celle festeggia i trent’anni di apertura al pubblico con alcune nuove acquisizioni, opere che, seppur con modalità diverse, sono attuazione di progetti previsti da tempo. Se l’intervento di Robert Morris è un atto dovuto per il forte legame con la storia della collezione – da sottolineare che l’artista americano, presentandoVenus, segna un’imprevista deviazione verso la scultura primitivista, in riferimento specifico alle Dee Madre – o una conferma i casi di Luigi Mainolfi con Per quelli che volano e di Loris Cecchini con The Hand, the Creatures, the Singing Garden, sono invece scaturite seguendo dinamiche impreviste la collaborazione con Roberto Casati– che presenta in modo temporaneo un prototipo della sua KasaUovo, unità abitativa “primordiale” costruita secondo i principi dell’ecosostenibilità – e la mostra dell’architetto designer Alessandro Mendini il quale, tra le varie opere, con due speciali poltrone Proust e l’accostamento del proprio elettrocardiogramma a quello di Gori, testimonia un’amicizia folgorante.

Questo trentennale, che segue Arcadia in Celle, una selezione di circa cento opere esposte presso la Fondazione Maeght a Saint-Paul-de-Vence, potrebbe rappresentare un’occasione di riflessione a posteriori: “Prima di tutto vorrei sottolineare che nel 1982 non decidemmo di aprire al pubblico per vanità. Semmai per la convinzione che l’arte contemporanea non può essere destinata a una fruizione singola; la sua complessità necessita di sguardi diversi e di un’analisi condivisa. Quindi il nostro invito ha come obiettivo la discussione comune. Chiarito questo, una valutazione preferisco non farla: io mi sento un uomo del presente. Il passato è prezioso per capire chi siamo, ma come un compasso che ruota intorno a un punto fisso io resto ancorato al momento che vivo”.

Roberto Casati – Kasauovo alla Fattoria di Celle – courtesy Fattoria di Celle-Collezione Gori

Passando tra opere che all’inizio o alla fine hanno segnato le carriere di artisti storici – basti pensare a Gerusalemme città della pace di Dani Karavan oppure alle Pencil Lines in Four Directions and All of Their Combinations on Black Squares di Sol LeWitt– Gori ammette di meravigliarsi per primo dell’esito dell’impresa: “Nomi così importanti, impegnati per mesi solo qui. A pensarci sembra un miracolo”. E per il futuro? “Stesso discorso del passato, non voglio sbilanciarmi. Considerando tutte le attività che abbiamo realizzato in questi anni, è comunque certo che non mancheranno i cambiamenti e le novità”.

Matteo Innocenti
(Artribune)

www.goricoll.it

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