Super Futuro – intervista Il Posto delle Parole

Una scritta verniciata in modo provocatorio e anonimo su vari monumenti storici di Firenze è il punto di inizio di una parabola: l’ascesa e la caduta di un “superfuturo” possibile, collettivo ombra avviato da Alessandro, artista di media carriera al limite della totale disillusione, insieme a un gruppo ristretto di giovani creativi, incerti sull’avvenire. Dai primi video social alle azioni illegali e al successo mediatico, dal consenso delle folle nella piazze italiane all’abbraccio della politica, così si realizza un piano imprevisto, finché il passo ulteriore e inevitabile per Superfuturo diventa la scelta tra l’asservimento o l’eliminazione.
Alessandro tra pittura e dipendenza, Erveo lo stratega, il gallerista Costa, Alizeh in fuga dall’Iran, Michela di famiglia benestante, la gente sul palco, i ragazzi disoccupati e i carcerati. Il confronto in fondo è tra mondi inconciliabili, il potere esige ancora (e forse esigerà sempre) che ci siano alcuni forti e molti deboli – e in tale dialettica, fatta di continui assestamenti e mutamenti di ruolo, resta poco spazio, quasi nulla, per una reale innocenza.

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