Siamo sempre Nuovi-nuovi

Siamo sempre Nuovi-nuovi ha in sé la foga dell’interrogativo; la stessa di chi, in ritardo per cause di forza maggiore, prova a chiedersi se non sia ancora in tempo. L’esposizione inoltre somma in sé un velo d’amarezza – ma per gran parte disincantata – conseguente alla schietta riflessione scritta in catalogo da Renato Barilli, inerente ai meccanismi del contesto artistico.
Nell’introduzione del testo è delineata la grossolana discriminazione che il mercato opera tra gli artisti in termini di spazio e promozione, con velato riferimento alle raccomandazioni di una politica in perenne ricerca di consensi. Allora, suggerisce l’autore, occorrerebbe che il critico riacquistasse una coscienza consona, basata sui valori della libertà e della lungimiranza. Soltanto in tal modo allontaneremo dai talenti il peggiore tra i pericoli, la soppressione per asfissia.
La mostra ospitata da Frittelli rappresenta dunque una scommessa critica, il reale tentativo d’analizzare con maggior obiettività la compagine artistica post-Sessantotto. Torniamo al frangente in cui fu sancito il dominio della Transavanguardia: se, come avvenne, l’azione scaturì da moventi di qualità e maturità, perché tutto il resto fu relegato in un angolo di silenzio? Non si sarebbe dovuto piuttosto favorire una rete ampliata di connessioni? Del resto, i Nuovi Nuovi – personalità affini così definite per la prima volta all’inizio degli anni ’80 dal trio critico Roberto Daolio, Francesca Alinovi e appunto Barilli – condividevano con i “fratelli maggiori” il carattere centrale, cioè il recupero dell’elemento sensitivo su quello concettuale.
Luigi Ontani - Alce felce pennello - 2000/2003 - acquerello su foto seppia - diam. cm 110 - courtesy Frittelli arte contemporanea, Firenze
Le note di effettiva diversità consistevano invece nell’inclusione strutturale di una componente aniconica e, in nuce, nella possibilità di un dialogo fra l’arte comunemente intesa e le sue declinazione alternative: grafica, televisione e, a posteriori, multimedialità. Così l’esposizione serve anche a comprendere se il movimento riveli oggi per noi elementi d’attualità. Alcuni esponenti possono fornirci un’idea.
Salvo e le sue fosforescenze, autore di paesaggi che sfavillano persino nelle ombre. Ontani trasformatore di vita e cultura in materia onirica, seguendo immaginazioni di feticismo e sacralità. Wal e i suoi putti da libro d’infanzia, in una realtà tramutata in fantasticheria. E poi molti altri, dalla deflagrazione iconica a firma Bartolini all’informale acceso di Esposito, sino alle forme tribali arrotondate di Maraniello (un peccato non citarli tutti).
Salvo - Una sera - 2008 - olio su tavola - cm 40x60 - courtesy Frittelli arte contemporanea, Firenze
Possiamo concludere che l’operazione è riuscita, e che per questi autori potrebbero aprirsi nuovi scenari (infatti la mostra si sposterà in altre città). Ma si consideri che siamo al limite. Perché da tempo l’arte, consolidato il suo rapporto con i mezzi di comunicazione massiva, si pone un successivo interrogativo: comprendere se dall’epocale confronto uscirà dominatrice o dominata.

Matteo Innocenti

 

Siamo sempre Nuovi-nuovi
a cura di Roberto Barilli e Roberto Daolio
Frittelli Arte Contemporanea
Via Val di Marina, 15 – 50127 Firenze

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