Paolo Canevari – Nobody knows

L’azione centrale di Paolo Canevari (Roma, 1963; vive a Roma e New York) – radicata nelle intuizioni, nelle tecniche e nelle materie a cui è ricorso nel tempo – è di tipo semiotico: dimostrare come ogni immagine, tramite un lieve spostamento di senso e quindi d’interpretazione, possa divenire indifferentemente simbolo di vita o di morte. Il titolo della personale, Nobody knows, è il riflesso diretto di tale incertezza cognitiva; come ad affermare che in qualsiasi presente nessuno conosce, a meno di non renderlo convenzione o imposizione, il significato ultimo dei segni.
Si consideri la recente serie Globes, utilizzata da emblema sui manifesti e nella copertina del catalogo. Seduto sul mondo – un mondo semiserio composto di gomma da strada – l’uomo mantiene l’equilibrio soltanto se seleziona un punto d’appoggio tra infiniti altri,Paolo Canevari - Jesus - 1999 - scultura di legno del XVIII secolo, pneumatico - courtesy l'artistacon la coscienza che tale scelta, a metà fra l’arbitrario e l’aleatorio, si svilupperà quale base fissa per prospettive e definizioni (contro al naturale e continuo roteare della sfera).
Nel sentore di relatività Canevari, oscillando tra le definizioni artistiche degli ultimi decenni e trattando anch’esse al pari di tasselli variabili di un gioco, spinge sino ai limiti il carattere paradossale dell’attualità. Processo che si concretizza ad ampio raggio ma con coerenza nelle sale del Centro Pecci, attraverso il ricorso a un elemento costante, cioè lo pneumatico, indice di varie dinamiche odierne, tra cui la mobilità, il consumo, l’inquinamento e il commercio. Il composto industriale è usato come materia per numerose opere, dallo sbracciato Jesuscon tanto di aureola nera alla forca dell’impiccato tramutata in altalena Hanging Around, dai modellini del Colosseo eventualmente in fiamme alla ripetizione oscura di omini attaccati sulle pareti.
Completano l’effetto altre idee d’impatto quali la serie video – che comprende l’acquisizione MoMA Bouncing Skill, un ragazzo che palleggia con un teschio -, la bomba psichedelica Little Boy, la riproposizione in forma di disegno, graffito e scultura dei simboli imperiali romani (perché anche il passato, in primis quello fascista, ha partecipato alla manipolazione dei segni).
Paolo Canevari - thANKS - 2009 - gomma di pneumatico su legno - courtesy l'artista
Il rapporto fra il Centro pratese e Canevari non è cosa nuova, ma ha origine ventennale. Risale a quando – in occasione del progetto Small Medium Large: Lifesize, uno dei primi corsi italiani per curatori d’arte contemporanea – il museo acquistò, insieme ai lavori di altri artisti, l’opera Ombre. Partire da quel nucleo e proporre oggi una personale, come avvenne lo scorso anno per Loris Cecchini, è un’azione che persegue il doppio scopo di esaltare la lungimiranza dell’investimento iniziale e la qualità di quella generazione artistica nostrana, che giunge adesso alle soglie della maturità.

 Matteo Innocenti
Paolo Canevari – Nobody knows
a cura di Germano Celant
C.Arte – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – Spazio Collezione
Viale della Repubblica, 277 – 59100 Prato