Pablo Echaurren

“Strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profondità a scapito della superficie, pretendendo che ‘superficiale’ significhi non già di ‘vaste dimensioni’, bensì di ‘poca profondità’”. Così scriveva Michel Tournier in appendice a un suo celebre romanzo, sviluppando una riflessione tanto acuta da adattarsi ai più diversi contesti. Ne prendiamo spunto – quasi una chiave di lettura – per la mostra Pablo Echaurren(Roma, 1951) allestita al Palazzo Civico di Siena.
La personale, appena conclusa, ha raccolto i principali risultati artistici dell’ultimo ventennio autoriale: circa cinquanta opere tra dipinti, ceramiche, fumetti, illustrazioni, stoffe, gioielli; testimonianze dirette di eclettismo e ricerca. A tal proposito conviene ricordare che Echaurren s’avvicinò all’arte casualmente intorno al 1970, notato da Gianfranco Baruchello e poi, per rimando, dal gallerista Arturo Schwarz (mentre il ragazzo s’immaginava d’adulto entomologo oppure bassista virtuoso, magari come l’idolo coevo Jaco Pastorius).
Accadde poi che nel decennio successivo – da qui la selezione cronologica della curatrice Claudia Casali – l’artista affermasse il suo carattere più genuino, cioè una fusione vorace di stili e generi: rimandi incrociati fra arte e arti applicate, fra tracce dada/futuriste e consumismo pop, fra disegno su tela e illustrazione su carta. Fu allora ed è ora un rimbalzare continuo tra l’alto e il basso della cultura, senza considerarne le gerarchie, per il gusto divertito della sperimentazione; uno spaziare tra coordinate – nord e sud – che appunto non si danno inprofondità ma soltanto in superficie.
Pablo Echaurren - Rissa nella porcellaneria - 2004 - vaso dipinto con ingobbi policromi - h. cm 75, diam. cm 40 - courtesy Pablo Echaurren
L’arte di Echaurren è quindi una curva, dalla forma vivace: essa nel descriversi s’appropria del dato complesso e lo trasforma con cosciente paradosso in dato immediato, ne conseguono opere assolutamente godibili ma non disimpegnate. Si prenda a dimostrazione una qualsiasi delle tele in mostra, se ne osservi il colore: le pennellate svolgono insieme la funzione di decorare lo sfondo e di connotare gli oggetti rappresentati (in ripetizione), ovvero il dietro e l’avanti senza distinzione.
Questo modo d’operare, contaminato, segnala un’esplicita volontà di rendere l’arte più sincera. Perché, come si evince dalla video-intervista realizzata da Vincenzo Mollica per l’occasione, secondo Echaurren i distinguo del tipo impegnato/disimpegnato non sono altro che prassi concettuale e arbitraria: dietro si cela l’errore di ritenere che sia il mezzo espressivo a valorizzare l’artista, e non viceversa. Appunto, una concezione distorta della superficialità che, identificando i termini del discorso con il linguaggio utilizzato, minimizza come comunicazione massiva quello che sarebbe un discorso genuino sulla vita.
Massimo Siragusa - Pablo Echaurren - 2005 - fotografia a colori - courtesy Massimo Siragusa
Davanti a tale deficienza critica, habitat dell’intellettualismo esasperante e del mercato feroce, Pablo oppone il sorriso; coscienza che ogni pretesto, se alla base ci sono idea e pathos, sia comunque buono per fare arte. Buona arte.

Matteo Innocenti

 

Pablo Echaurren
a cura di Claudia Casali
Magazzini del Sale – Palazzo Pubblico
Il Campo, 1 – 53100 Siena