Loris Cecchini – Dotsandloops

Un’apertura dialogica del Centro Pecci, secondo gli intenti dei curatori Marco Bazzini e Stefano Pezzato, al progetto Dotsandloops: retrospettiva sull’artista Loris Cecchini (Milano, 1969; vive a Prato e Beijing) ma presentata in forma atipica perché, pur nel rispetto della classica formula diacronica, si è cercato d’evitare il pericolo di una museificazione precoce.
Così il percorso viene presentandosi come una fluida e gigantesca installazione connotata, più che da un sistema rigido di cronologie e acquisizioni critiche, da un’originale miscela di assonanze-scontri-richiami. Tutto è permeato dal fascino della scoperta, carattere che del resto proveniva dalla genesi dell’operazione stessa, quando componente autoriale e curatela si sono connesse in un processo di proposte e controproposte, elaborando in circa sei mesi il risultato adesso visibile.
Che cosa sono le opere di Loris Cecchini? In predominanza sculture, tali appaiono formalmente. Eppure, nella sostanza c’è ben altro: vi troviamo un’interrogazione continua e continuamente variata sui rapporti spaziali. Dunque, la domanda diventa: che cos’è lo spazio? Sono estensioni che sanno introflettersi, strutture ingannevoli ricomposte sulla base dei punti d’osservazione, corpi inorganici che si gonfiano al ritmo di un respiro, strane materializzazioni di strutture molecolari. Infine e soprattutto, lo spazio è possibilità di un rapporto tra natura e costruzione, magari nella forma di roulotte e serre abitabili, minuti crystal palace della contemporaneità composti da pvc, piante e foglie varie.
Loris Cecchini - Monologue Patterns (Crisalide) - 2005 - ferro, alluminio, perspex, optical lighting, film 3M, piante artificiali, pvc - cm 270x480x270 - courtesy LI Biennale di Venezia - coll. Maxxi, Roma
Si potrebbero citare molte serie, dai primordi fotografici di No Casting al sorprendente pallone Blaublobbing (paradosso divisorio di pareti museali per tramite dell’aria), dal fuoriuscire di oggetti dalle mura (Gaps) fino alla virtualità onirica in poliuterano del labirinto (Empty Walls-Just Doors) e della respirante cella mortale (BBBreathless). È una diversità processuale – tutta però accomunata da mirabile tecnica – che sa rivelarsi nell’ambiente senza incorrere in alcuna contraddizione.
Questo perché gli slanci variabili dell’artista rientrano sempre in un’unica modulazione: anche quando il passaggio da stanza a stanza sembra più azzardato, stiamo fluttuando lungo la stessa linea d’onda; è solo che l’oscillazione ci ha trasportati da un vertice positivo a uno negativo (da un -1 a un +1, come coi numeri reali).
Loris Cecchini - Around and Around (your free absorbing periphery) - 2000-09 - veduta dell'installazione presso il Centro Pecci, Prato 2009 - photo Carlo Fei
Un’immagine esemplifica tale andamento: è quella d’apertura del paesaggioAround and Around. Reticoli vettoriali raddolciti, simili a colline, rendono malleabile il luogo; tra l’immaginazione delle stampe e la concrezione dinamicaSteelorbitalcoccons, l’osservazione riesce ad abbandonarsi priva di mete. Riprendendo il titolo, punti e ritorni, senza distinzione.

Matteo Innocenti

 

Loris Cecchini – Dotsandloops
a cura di Marco Bazzini e Stefano Pezzato
C.Arte – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica, 277 – 59100 Prato