La toscanità dell’avanguardia

Al Museo Pecci due percorsi indagano la storia recente di Firenze. Da una parte l’abile esuberanza di Mario Mariotti, finalmente omaggiato da un percorso “in prospettiva”, dall’altra la ricerca cerebrale e profetica degli architetti radicali di Superstudio. A Prato.

Al Museo Pecci due percorsi indagano la storia recente di Firenze. Da una parte l’abile esuberanza di Mario Mariotti, finalmente omaggiato da un percorso “in prospettiva”, dall’altra la ricerca cerebrale e profetica degli architetti radicali di Superstudio. A Prato fino al 30 aprile.

“Ha sempre lavorato ai margini dello specifico artistico e delle istituzioni, delle quali, si è detto, si è servito, nel processo di continua demistificazione e di coinvolgimento, in una progressiva, lucida forza corrosiva.” Così Lara-Vinca Masini descriveva l’azione di quell’artista vitale e magmatico, purtroppo scomparso in modo imprevisto e prematuro, che fu Mario Mariotti (Montespertoli 1936; Firenze 1997). Appena tre anni prima, a fronte di un quarantennio di idee, realizzazioni, scherzi e animazione cittadina, l’artista sotterrava tre sue opere – aprendosi così all’eventualità di essere “scoperto” in un futuro remoto e perciò esibito in un museo – per ironizzare sulla propria mancata partecipazione agli appuntamenti espositivi centrali del contemporaneo. Adesso, grazie anche al lavoro sistematico della figlia Francesca, il museo Pecci acquisisce in toto l’archivio Mariotti e lo presenta in una prima modalità – poiché altre, evidentemente, saranno possibili.

Mario Mariotti – Animani_Oca – courtesy Archivio Mariotti – Centro Pecci

Davvero si tratta di un’occasione unica per conoscere la forza e l’istrionismo di una personalità dirompente al modo fiorentino: cioè radicata nel passato ma proiettata in avanti, seria nelle intenzioni eppure dissacrante nell’espressione. Dalla grafica per le edizione dei Castori all’attività culturale per Piazza Santo Spirito, dalle boutade performative, come la vendita reale di sedute fittizie per uno spettacolo del Teatro Comunale, alle pitture e alle sculture che scherzano con i riferimenti dell’antichità, fino alle celeberrime serie Animani e Umani, in cui le mani si trasfigurano con semplicità sconvolgente in animali e in personaggi. A emergere da tale varietà sono soprattutto la disposizione ad attingere dalla cultura popolare, e l’esaltazione di una destrezza tipicamente artigianale.

 

Superstudio – Monumento continuo, New New York 1969 – fotomontaggio – courtesy Superstudio

Superstudio è il gruppo che tra il 1966 e il 1978 circa (ma il termine cronologico effettivo viene di solito anticipato), in modo relazionale alla tecnologia e all’utopia, ha riconsiderato il rapporto tra architettura e antropologia, tra politica e libertà, tra arte e design. Attraverso teorie e intuizioni di enorme potenza come il monumento continuo, gli istogrammi e la supersuperficie gli architetti “radicali” hanno cercato modalità di progettazione e di costruzione libere dalle sovrastrutture, per raggiungere un’immedesimazione più partecipata agli atti fondamentali della vita. Nello spazio CID/Arti Visive è in mostra una ricca documentazione di oggetti, foto e video – da segnalare il microambiente che fu realizzato per l’esposizione al Moma di New YorkThe New Domestic Landscape nel 1972 – quale ritratto sintetico ma esauriente di questa corrente anticipatrice.

 

Matteo Innocenti
(Artribune)

 

Prato //
Mario Mariotti
a cura di Stefano Pezzato con la collaborazione di Francesca Mariotti
Prato //
Superstudio – Backstage
a cura di Stefano Pezzato e Cristiano Toraldo di Francia
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