I Macchiaioli e la fotografia

È quantomeno curioso che la fotografia – considerata nella sua primigenia fase rivale della pittura per quel carattere di forza e insieme debolezza d’apparente oggettività – riscontrasse un utilizzo tanto proficuo quanto finora poco considerato all’interno del movimento artistico ottocentesco dei macchiaioli.
Del resto, non dovrebbe troppo stupire il binomio, se pensiamo che il sostrato teorico dei due mezzi, nelle specifiche declinazioni di quella stagione, mostrò evidenti segni di affinità: soprattutto la volontà di uscire dall’atelier per dipingere en plein air e da lì rimediarne una rappresentazione il più possibile naturalistica. Gli elementi formali stessi s’accomunarono, dentro un’interpretazione della realtà che privilegiava i rapporti di chiaroscuro e, quindi, di luce.
Tale il concept della mostra I Macchiaioli e la fotografia, allestita presso il Mnaf di Firenze a conclusione di un progetto che, con più iniziative, ha celebrato il centenario dalla morte di Giovanni Fattori.
Attraverso un percorso in cinque sezioni, quasi un viaggio diviso per tappe, l’esposizione evidenzia alcuni momenti fondamentali del periodo (si ricordi che il termine Macchiaioli fu coniato in modo derisorio dalla “Gazzetta del popolo” nel 1862): la scuola fotografica romana che alla metà del secolo crea per prima una serie iconografica legata alla natura; la Firenze subito seguente, con la nuova generazione di pittori intorno al Caffè Michelangelo – luogo fondamentale per le teorie del movimento e la costruzione del gruppo -, con gli atelier di fotografia e l’Esposizione Universale del 1861; il ritrovo maremmano della Marsiliana, tenuta dei principi Corsini nonché simbolo della sospirata vita agreste.
Piero Azzolino - Buttero a cavallo - 1895 ca. - fotografia - courtesy Archivio Corsini, Fondazione Fratelli Alinari, Firenze
In ogni fase, vicino ai celebri protagonisti – appunto Fattori, Signorini, Banti,Cabianca e altri – un fotografo amatoriale o professionista impegnato in una consustanziale indagine sul reale. I più importanti furono senz’altro Piero Azzolino, dilettante dotato di discreta sensibilità, e un anonimo personaggio che sappiamo esser stato profondo amico dei pittori e il cui materiale rappresenta un inedito. Per mezzo di raffronti fra stampe di foto e di tele – ma non mancano gli originali pittorici – scopriamo analogie estreme, anche per le opere “storiche”: le situazioni scorrono, dalla marcatura dei puledri al lavoro dei butteri, da arroccati edifici rurali al salto delle pecore.
Nel contributo alla ricerca trova spazio anche la curiosità biografica. Notevoli in tal senso gli scatti a Giovanni Fattori durante il soggiorno alla Marsiliana, serie di ritratti sospesi in un’intimità dolce e domestica.
Silvestro Lega - I fidanzati - 1869 - courtesy Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Milano
Ne risulta in conclusione una riuscita amalgama tra precisione critica e intuizione, tra studio e fantasia, a risolvere ciò che facilmente sarebbe potuto decadere allo stato di stanca lezione/ripetizione storica.

Matteo Innocenti

 

I Macchiaioli e la fotografia
a cura di Monica Maffioli
MNAF – Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza Santa Maria Novella, 14 – 50123 Firenze

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