Massimo Barzagli – Grandezza naturale

Una nuova tappa dell’indagine condotta dal direttore del Pecci, Marco Bazzini. Questa volta è di scena Massimo Barzagli, con l’intera serie “Fiorile” nata all’Attico di Sargentini, fino a una performance che coinvolge il pubblico. Che diventa pittore.

Massimo Barzagli – Leila’s Cast Bronze – 2008 – courtesy Galleria Bagnai, Firenze

L’intera ricerca di Massimo Barzagli (Marradi, 1960; vive a Prato e New York) ha come costante l’impronta, nella considerazione che non sia tanto una tecnica per la  rappresentazione del reale, ma un’apertura attraverso cui il gesto pittorico, stabilita la sua impossibilità a essere definitivo rispetto al dato sensibile, diventa traccia cosciente di una perdita e altresì opportunità per significazioni impreviste.
Di conseguenza il percorso specifico dell’artista si compone di continui rilanci, per esempio la nota serie Fiorile – presentata negli Anni Novanta alla Galleria L’Attico ed esposta adesso per la prima volta nella sua completezza – già preannuncia i lavori a contatto su carta fotografica, che a  loro volta sono un’anticipazione delle sculture, delle performance e così via in una soluzione di continuità.
La personale Grandezza naturale al Museo Pecci, che si inserisce nella serie di esposizioni dedicate agli artisti nati negli Anni Sessanta, partendo da alcune opere più datate e concentrandosi sulla produzione dell’ultimo decennio, è l’occasione per una valutazione complessiva. Confrontando i differenti esiti formali delle impressioni luminose Mai Home o Leila’s Cast Bronz con le orme scultoree e i frottage, le installazioni con le evoluzioni pittoriche quali Cielo! e le numerose tele di corpi maschili e femminili, si avverte, pur nella godibilità complessiva, il rischio della dispersione.

Massimo Barzagli – Grandezza naturale – veduta della mostra presso il Centro Pecci, Prato 2012

Lo sforzo enorme di Barzagli a non darsi in modo risolutivo talvolta tradisce un eccesso di preoccupazione, e accade che alcune opere non riescano a risolvere in modo armonico il dialogo tra l’immediatezza espressiva e le componenti concettuali che vi vengono integrate. Forse è il timore che i lavori pittorici siano limitanti per la dimostrazione delle proprie intuizioni e della propria volontà di cambiamento, eppure è da essi che emerge con limpidità il talento del loro autore; riprendendo un passaggio dal testo di Antonin Artaud Van Gogh il suicidato della Società (non a caso, visto che un piccolo dipinto dell’olandese con tema la pioggia  ha ispirato il ciclo Philadelphia’s rain): “Pittore, solo pittore, Van Gogh ha preso i mezzi della pura pittura e non li ha superati. Voglio dire che per dipingere non è andato al di là del servirsi dei mezzi che gli offriva la pittura. […] con il colore preso così come viene spremuto fuori dal tubo, con l’impronta quasi uno dopo l’altro, dei peli del pennello nel colore”.
Save our Flowers, l’azione attraverso cui alcune persone del pubblico vengono scelte e guidate a dipingere un fiore sulle grandi tele bianche nella prima sala dello spazio, pur nella scelta estrema di delegare l’azione creativa, assomiglia al tentativo di ritornare con una nuova consapevolezza alle proprie origini, per sviluppare direzioni completamente personali.

 

Matteo Innocenti
(Artribune)

Prato //
Massimo Barzagli – Grandezza naturale
a cura di Marco Bazzini
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