Giovanni Ozzola – Rencontres lors d’une promenade nocturne

La dominante artistica di Giovanni Ozzola (Firenze, 1982), al punto attuale del suo percorso, è quella di aver instaurato una relazione, tanto stretta da giungere alle soglie dell’identificazione, fra l’atto estetico e la dinamica del diaframma cine-fotografico. Ne è emblema la modalità di videoregistrazione utilizzata dal giovane artista per catturare, e dunque rendere visibili, quei frammenti del reale che ritiene particolarmente poetici: apertura fissa dell’otturatore in paziente attesa di un ciclo solare diurno, cioè da un valore minimo che è il buio a uno massimo che è la sovraesposizione.
Non si tratta di edonismo tecnico; l’approssimarsi dell’occhio umano al meccanico è semmai lo strumento idoneo a convogliare ogni aspetto dell’indagine autoriale, e della conseguente fruizione, sull’elemento ritenuto primario: la luce.
Considerando tale presupposto, meglio si comprende perché i curatori, per questa esposizione che chiude il ciclo Bardini Contemporanea, abbiano invitato l’artista a una passeggiata notturna nel parco della villa, e quindi titolato l’esperienzaRecontres lors d’une promenade nocturne. Camminare al chiaro lunare tra i corsi di un giardino colmo di natura e storia significa aprirsi a un’esperienza percettiva inusuale; quando la visibilità incompleta causa un avanzamento dell’immaginazione sul raziocinio, accade che i luoghi trasfigurino in scenari e le forme in presenze evocative.
Giovanni Ozzola - Sentirsi - 2009 - neon - cm 10x55x3 - courtesy l'artista
La risultante espressa da Ozzola, del tutto a suo agio entro la differente situazione luministica, ha consistito di quattro opere distinte: due ingrandimenti fotografici di un cielo in plenilunio e di un albero di Giuda, un’accelerazione video di una fase temporale alba-tramonto e, all’esterno, in una piccola grotta di reminiscenza manierista, una doppia scritta al neon sentirsi/stimmung.
Il dialogo “ideale” tra le immagini proposte approfondisce e meglio determina la tematica centrale. S’intuisce che per l’artista la luce, in ogni istante e in ogni situazione, è sostanza del creato universale: persino l’oscurità non è da intendersi assenza, ma conformazione diversa – cioè più silenziosa e poetica – della stessa. E se la notte coincide allo stato d’animo che provoca, appunto, allo Stimmung – condizione d’eccitazione romantica – allora il restare nel buio in stato di veglia, cercando di rubare alla natura qualcuno dei suoi segreti, diviene invito al recupero della totalità dell’esistenza: la ragione dell’uomo non può escludere il non razionale dell’interiorità.
Giovanni Ozzola - Alba - 2009 - still da video - 1’30’’ - courtesy l'artista
In linea a ciò la mostra richiede, ed è insieme il suo punto di forza e il suo limite, d’intraprendere la promenade senza sapere niente di quanto si vedrà. Per un apprezzamento delle opere nella loro qualità di teofanie paniche, e per allontanare un senso possibile di déjà-vu, è necessario esperire come una scoperta i passaggi dal buio alla luce, attendere che le pupille si abituino alle differenze, sospettare all’uscita nel giardino di essersi persi.
Solo in questo modo potrà realizzarsi, davvero, la sensazione di un “notturno” dentro le ore che appartengono al giorno.

Matteo Innocenti

 

Giovanni Ozzola – Rencontres lors d’une promenade nocturne
a cura di Alberto Salvadori e Florian Matzner
Villa Bardini – BardiniContemporanea
Costa San Giorgio, 2 – 50125 Firenze

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