Georg Baselitz

Il piccolo Baselitz
(già correva una lunga notte bianca)
tra le correnti d’afa
si masturbava a braccio
per non saper che altro fare
di quel complesso
mondopisello

gli eventi sommati davano niente
solo il preannuncio di un’inutilità
congenita, le azioni al futuro?
mai che divenissero
un divenire davanti

nell’ora concreta dei fatti allora
quel ragazzino tutto pepe si sbottò
e basta, qualcosa là messo fuori
perché fosse strattonato

esuegiù una parentesi di cielo
e di luna infinita come lotta,
come sosta, come estasi nel piacere
d’identità finalmente massacrata

e oh a furia di schizzi e sgraffi
fuori e dentro la tela
il monellaccio censurato a ovest
le gambe levate controvento est

nel più alto urlo sonoro
della sua vita cercò
l’espressione richiamo
allo scoppio del nuovo giorno

che fosse il domani magari:
fine dell’uomo occidentale
(o almeno suo ridimensionamento
di vero idiota col coso in mano)

se poi glielo avessero chiesto
che stesse facendo
neppur cessando avrebbe
risposto niente, attenderei

prossima la fine d’una

placida infuocata
insonne notte bianca
con la finestra aperta
al luccicar di stelle.

 

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