Primo atto

Si apre lentamente il sipario; il panno costretto di malanimo alla fatica assurda del
ritirarsi, per un inizio che sempre si ripeterà identico. Dietro, Macbeth nel pieno della sua
stazza e della sua armatura, preso a contemplarsi in un triplo specchio – o immaginazione
solitaria delle tre streghe, come immaginazione sarà tutto il resto.
Sul pavimento – visibili da una proiezione video verticale sul fondo, come una planimetria
– sono disegnate di bianco vari linee e nomi. La luce è generale.

MACBETH
pensieroso al pubblico
Non vidi mai giorno più orrido e più bello ad un tempo…
voltandosi agli specchi
Chi sono queste scarne e così stranamente vestite che non sembrano abitatrici della terra,
sebbene vi appaiano sopra? Vivete voi? Siete esseri che l’uomo possa interrogare? Vorrei
credervi donne, se quelle vostre barbacce non me lo vietassero.

STREGHE
la voce è quella di Lady Macbeth, modulata per differenziare il timbro
Salute Macbeth conte di Glamis,
salute a te conte di Cawdor,
salute Macbeth che re diverrai!
Alle spalle di Macbeth vi sono altri tre grandi specchi. Quando il protagonista si volta,
trovandovi un’immagine riflessa la crede altro da sé: il caro amico Banquo.

BANQUO
Buon signore, o perché tremate? Perché vi date a vedere pauroso di cose che si annunziano
così liete?
guardando di riflesso gli specchi delle streghe e rivolgendosi a quelli
Il mio nobile compagno fu da voi salutato con titoli di onori e profezie di grandezze e di
speranze, del trono da cui sembra rapito;
riprendendo infine fiato
se potete vedere i germi dell’avvenire e dire quali attecchiranno e quali no, parlate allora
anche a me, che non chiedo il vostro odio.

STREGHE
insieme
Salve Banquo!
modulazioni varie, come in precedenza
Minore di Macbeth e al tempo stesso più grande,
non tanto fortunato ma fortunato assai di più,
generatore di re, sebbene non re.
insieme
Salute a voi Macbeth e Banquo!
Macbeth si mordicchia una mano nervoso; a metà tra sé e Banquo, davanti a tante profezie
non sa se gioire per l’io o preoccuparsi per l’altro. Nell’indecisione si volta di nuovo alle
streghe.

MACBETH
Ah ah ah! Fermatevi vi prego oscure profetesse e ditemene di più, che io, Macbeth, son solo
conte di Glamis.
Come di Cawdor? Il conte di Cawdor vive di vita fiorente! E di essere re la cosa è
incredibile più che di essere Cawdor.
piegandosi, a bassa voce e gesticolando un “aumm aumm”
Dite, da dove avete ricavato così strane notizie?

STREGHE
silenzio
Macbeth pensieroso torna a uno degli specchi retrostanti, ora è un dialogo tra sé e
l’immaginazione-riflesso di Banquo.

BANQUO
La terra ha vapori come l’acqua e tali erano queste. Dove svanirono?

MACBETH
Nell’aria, invece fossero rimaste!
…i vostri figli saranno re.
pausa

BANQUO
Voi, sarete re.

MACBETH
E conte di Cawdor prima, non dissero così?

BANQUO
Così. Chi viene?
Da un amplificatore posto oltre il proscenio, in alto nella platea – l’ideale sarebbe un
palchetto della fila più in su – esce una voce che ha l’effetto del megafono e il tono del
bollettino.

VOCE
Macbeth! il re accoglie con gioia la notizia della tua vittoria, e dopo il racconto delle tue
gesta contro i ribelli non sa se sia più in lui lo stupore o l’ammirazione. Reso da ciò muto e
riandando agli altri eventi dello stesso giorno egli ti trova contro le file degli intrepidi
Norvegesi, per nulla atterrito dal compiersi delle stragi. I corrieri rapidamente si succedono
e ognuno porta le tue lodi, e ti esalta come difensore magnanimo del regno. Ebbene noi
fummo inviati a porgerti i ringraziamenti del nostro real signore, e come garanzia di
maggiori onori, il sire ci avvisò di chiamarti conte di Cawdor. Così, con questo titolo, che ti
spetta, o degno conte io ti saluto.

MACBETH
guardando un punto in alto, al sé megafonico, con la mani a coppa sulla bocca e con la
voce sostenuta per farsi sentire fino a lassù
Che! Può la verità uscire dall’inferno? Il conte di Cawdor vive, perché mi date nomi che
appartengono ad altri?

VOCE
stesso tono da bollettino
Quegli che fu conte vive sì, ma mena quella terribile vita, che merita di perdere, sotto un
terribile giudizio. Sia ch’egli si fosse inteso coi Norvegesi o che soccorresse segretamente i
ribelli, o che in entrambi i modi si adoperasse per la rovina del regno – quali di queste sia la
verità io non so – certamente egli è reo provato e confesso di delitto capitale.

MACBETH
urlando, come prima
Grazie allora dei vostri servigi e delle vostre pene!
tra sé a voce abbassata
Prima Glamis e ora conte di Cawdor: e il più vien dopo.
tornando allo specchio Banquo
Non sperate quindi che i vostri figli diverranno re?

BANQUO
La troppa fiducia potrebbe farvi fantasticare la corona, dopo la contea di Cawdor. E’
strano…spesso per tirarci in rovina gli spiriti delle tenebre si annunziano con cose vere.

MACBETH
come se non avesse ascoltato, esaltato si volta al pubblico
Due verità già dette, sono prologhi lieti al supremo atto che ci conferirà il trono!
ora pensieroso
Ma questa notizia soprannaturale non sa, davvero, essere male né bene; se male perché
comincia con una cosa vera? Io-son-conte-di-Cawdor. Se bene, perché mi arrendo ad
un’immagine che mi fa rizzare i capelli e battere il cuore con atroce violenza?
pausa lunga, tono lugubre e intenso
Questa mia mente, che spazia da sola fra gli orrori di un omicidio immaginario, ha
sconvolto con tale forza tutto il mio essere che nulla ho più presente fuor da quello che non
è. Ma che cosa, allora, è?
come attendesse una risposta, si scruta intorno, quindi, con tono vivace
…basta! Se il caso vuol farmi re, il caso può coronarmi senza che io mi muova.
al sé Banquo
Piuttosto torniamo dal nostro sire, discuteremo di quanto è successo dopo più profonde
riflessioni. Andiamo!
Buio al centro del palco. L’illuminazione copre soltanto il lato sinistro; dalle quinte un faro
basso svela un calco facciale: è il sé Duncan. Nel cono di luce sopraggiunge e s’inchina
Macbeth; il quale, prendendo in mano lo stesso calco, si fa ancora autore di due voci.

DUNCAN
tono eccessivamente profondo e lento, come di chi fosse già spirato e cercasse di farsi
udire da una diversa dimensione
E’ morto Cawdor? Non vi è arte bastante per conoscere il cuore dai lineamenti del viso, egli
era un gentiluomo in cui un tempo riposi tutta la mia fiducia.
Ma voi degno cugino! La colpa dell’ingratitudine si aggrava ora anche su di me. Fossi tu
meno meritevole perché potesse essere più adeguata la somma dei ringraziamenti e delle
ricompense che io ti posso dare.

MACBETH
con deferenza
I servigi e la fedeltà che vi debbo trovano in sé stessi la loro ricompensa. A voi, Maestà, non
spetta che comandare: noi siamo i servi del vostro trono e dello Stato.

DUNCAN
Sii il benvenuto; da me avesti gli auspici e farò di tutto perché tu giunga a tutta la tua
altezza.
E adesso figli, parenti, conti e i restanti! Sappiate che è nostra intenzione di chiamare per
successore al trono il nostro figlio primogenito Malcolm, che nominiamo fin d’ora principe
di Cumberland.
Questi onori non saranno i soli che concederemo; ma nobili segni, splendidi come stelle,
fregeranno tutti coloro che li hanno meritati.
Il faro laterale si spegne. E’ in luce Macbeth che, ancora inchinato e pensieroso, spezza col
picchiettare delle dita sulle assi di legno quello che altrimenti sarebbe un silenzio assoluto.

MACBETH
rivolgendosi a Duncano, ma già con il pensiero altrove
Così umilmente prendo commiato.
posa il calco, quindi al pubblico
Il principe di Cumberland… ecco un inciampo che devo vincere o su cui mi è forza cadere.
breve pausa, il conte esplode d’energia
Ahhh! Stelle, celate i vostri fuochi! La luce non veda i miei cupi desideri! L’occhio non
distingua quel che farà la mano e nondimeno l’opera sia tale che, una volta compiuta, esso
poi tema a riguardarla.

Nero, uscita di Macbeth e accompagnamento musicale. Con vesti appariscenti, persino
eccessive – che ne mettano in risalto vanità, orgoglio e ferocia – entra in scena Lady
Macbeth.
Resa dal pallore simile a una presenza fantasmagorica, la consorte legge una lettera alla
luce di un candelabro – unica fonte luminosa sulla scena.

LADY MACBETH
quasi assente, come già conoscesse gli eventi
Esse mi vennero incontro il giorno stesso della mia vittoria e seppi poi, in modo da non
poterne dubitare, che c’era in loro qualcosa di soprannaturale – they have more in them than
mortal knowledge. Mi hanno salutato conte di Cawdor aggiungendo che verrà un tempo in
cui sarò re. Questo ho stimato bene di dirti, o dolce compagna dei miei onori, per non
toglierti la tua parte di gioie. Chiudi questo segreto nel cuore e addio! Place ceci dans ton
coeur, adieu!
Lady Macbeth, adesso al centro del palco, smette di leggere e alza lo sguardo oltre il
pubblico. Portandosi il candelabro davanti al volto, la donna riprende a parlare. La sua
voce, piena di sospensioni, assomiglia a quella di un’antica profetessa.

LADY MACBETH
Glamis sei e Cawdor, e diverrai quanto fu predetto. Nondimeno io temo la tua natura, troppo
imbevuta del latte della tenerezza umana per saper prendere la via più breve – to catch the
nearest way.
Macbeth; non privo di ambizione vorresti esser grande, ma senza i fastidi che vi si
accoppiano. L’intento a cui miri è alto, ce que tu veux est grand, ma pensi di raggiungerlo
con modi innocenti. Tu aspiri a possedere un bene che ti grida : “Ecco quel che devi fare per
avermi” – du moechtest gewinnen was dir nicht gehoert, und doch nicht falsch spielen – e
temi di compiere l’opera sebbene tu non desideri che non sia compita.
breve silenzio, spegne il candelabro – dunque siamo al buio totale – e riattacca con tono
autoritario, persino militaresco
Affrettati a venir qui, perché io possa trasfondere il mio spirito nel tuo orecchio, e
disperdere con la lingua i dubbi che ti vietano di afferrare l’aureo cerchietto.
Una luce stroboscopica rossa, accompagnata da musica, segna l’invocazione agli spiriti –
momento rapsodico.

LADY MACBETH
invasata
Venite spiriti che presiedete ai pensieri maledetti, trasmutate il mio sesso ed empitemi della
più atroce crudeltà, tutta – fill me from the crown to the toe top-full of direst cruelty -;
rendete denso il mio sangue, chiudete nel mio cuore ogni adito ai rimorsi. E tu, notte cupa,
discendi e ravvolgiti nel più nero fumo d’inferno – enveloppe-toi des plus noires fumées de
l’enfer -; perché il mio pugnale mai veda la ferita che fa, e il cielo squarciando le tenebre
non gridi: Sospendi! Sospendi! Arrête! Hold! Haaaalt!

Al posto della stroboscopica un’illuminazione neutra sulla zona centrale del palco, più la
luce sul calco di Duncano. Macbeth è di nuovo in scena a destra della consorte, sopra il
costume indossa una lunga vestaglia di seta porpora

MACBETH
Mia amica, Duncano verrà qui questa notte.

LADY MACBETH
E quando ripartirà?

MACBETH
L’indomani.

LADY MACBETH
Oh, mai il sole illuminerà un tal giorno. Sapete che è necessario provvedere per l’ospite che
giunge – he that’s coming must be provided for; alla mia sollecitudine devi confidare il
disbrigo della grande impresa di questa notte, quanto ci assicurerà per tutte le notti e i giorni
futuri – qui donnera désormais à nos nuits et à nos jours – la potenza suprema.

MACBETH
Sento passi, ne riparleremo.

LADY MACBETH
mentre escono entrambi, lei a sinistra e lui a destra
Frattanto mostratevi sereno, un viso mutato fa sempre nascere timori. Lasciate a me il resto –
ueber lasst alles andre mir.
Non trascorrono più di alcuni secondi, e Macbeth si riaffaccia sulla scena per accertarsi
che la consorte sia effettivamente partita. Verificata l’assenza egli ritorna al centro del
palco: ha la stessa vestaglia scomposta di prima, ma in mano tiene un’inaspettata bottiglia
di vino rosso scuro.

MACBETH
a tempi alterni succhia dalla bottiglia come un poppante e si asciuga le labbra con la
mano: ne viene fuori un monologo biascicato; lo sguardo vaga dal pubblico al calco
illuminato di Duncano
…se tutto si compiesse con l’adempimento dell’opera, compierla presto sarebbe meglio…se
l’omicidio racchiudesse in sé le sue conseguenze, e all’esecuzione venisse dietro soltanto il
successo…se con un colpo solo… si potrebbe arrischiare con un salto la vita futura! (beve)
Ma in simili opere la sentenza ci scova anche in terra, e accade che una giustizia inesorabile
riporti alle labbra del colpevole la tazza nella quale lui stesso aveva infuso il veleno. (beve,
con la gola quasi mugghiando) Essendo io legato a lui dalla sudditanza e dal sangue, avrei
ragioni possenti per impedire il delitto…inoltre questo Duncano governò con tale mitezza, si
mostrò così illibato nell’adempimento dei suoi uffici che, come altrettanti angeli dalla voce
di bronzo, (beve e si sbrodola) le sue virtù grideranno perpetuamente contro i suoi efferati
carnefici.
ora quasi piagnucola nel guardare il calco, quindi torna a trincare e a rovesciarsi il vino
addosso
Non ho altro stimolo a far ciò che una sterminata ambizione, la quale nel suo impeto pazzo
si avventa, valica la meta e trabocca.
uomo coscientemente sopraffatto dalla propria assurdità, Macbeth si scola addosso altro
vino

Entra Lady Macbeth, bianchissima, spilluzzicando carne rossa da un piatto.

LADY MACBETH
Il banchetto reale sta per finire, perché non venite – why have you left the chamber?

MACBETH
Chiese egli di me?

LADY MACBETH

Certo, non lo sapete già?

MACBETH

Noi non andremo più oltre in questo disegno; egli mi ha colmato di onori, posseggo la stima
di tutti, è uno splendore a cui non si deve rinunciare tanto presto.
La consorte in un impeto di rabbia lancia il piatto con la carne.

LADY MACBETH

severa e con forte disprezzo, come una maestra che educhi l’allievo
Era dunque ebbra la speranza in cui ti adagiasti? – War die Hoffnung trunken, die euch vor
kurzem so entschlossen machte?. Da questo momento avrò norma a conoscere il tuo amore.
Davvero brameresti possedere quello che reputi l’ornamento della vita e vivere invilito nella
tua propria stima, ripetendo perpetuo l’adagio: vorrei, ma non oso? Letting “I dare not” wait
upon “I would”?

MACBETH
col volto basso; colto in flagrante nella propria debolezza da fanciullo, se ne vergogna
Taci, te ne prego: tutto ciò che si addice a un uomo io l’oso, chi ardisce di più non è tale.

LADY MACBETH
feroce
Allora quale fu la stupida belva che ti spinse a confidarmi il disegno? Quando ardisti
concepirlo allora eri un uomo – c’est alors que tu étais un homme – e mirando alle maggiori
delle grandezze ti mostravi degno di pervenirvi.

MACBETH
trangugia un poco
Ma se dovessi fallire…

LADY MACBETH
Rinfranca lo spirito e non falliremo – fuehrt es nur mit Standhaftigkeit aus, so kan es nicht
misslinge.
procede verso Macbeth, quindi gli alza braccio e bottiglia per costringerlo a bere
Non appena Duncano cederà al sonno profondo io ubriacherò le sue guardie al punto da
rendere la loro coscienza nient’altro che fumo vano. Allora che cosa non potremmo noi fare,
tu e io contro Duncano indifeso – what cannot you and I perform upon the unguarded
Duncan? Quali colpe non potremo gettare addosso ai suoi ufficiali imbevuti come spugne –
à ses officiers pleins de vin?

MACBETH
la testa di nuovo alzata a guardare la consorte, Macbeth le passa bottiglia e inizia a
sfilarsi al vestaglia; nella sua voce c’è un’energia nuova, un entusiasmo improvviso
Già! Quando avremo macchiati di sangue i suoi due ciambellani e avremo adoperato i loro
pugnali, chi non li crederà autori del misfatto?

LADY MACBETH
Chi oserà pensare in modo differente, quando faremo udire i nostri alti lamenti lanciati sopra
l’estinto
con le mani al cielo
– sich unterstehen anders zu denken?
Con la stoffa della vestaglia Lady Macbeth asciuga le labbra del marito

MACBETH
esaltatosi
Sono deciso ormai, e raccolgo tutte le forze per l’adempimento dell’impresa. Andiamo e
inganniamo il momento con il più gaio degli aspetti: un viso falso nasconda i segreti di cui
un cuore falso si nutre. Musica, musica e musica ancora!!!

Buio e musica

Fine del primo atto

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