Terzo atto

Atto terzo

Luce centrale sul palco, Macbeth, con andamento da equilibrista – poiché costretto a
tenersi la corona con le mani per non farla cadere – va a contemplarsi davanti ai tre vetri di
destra. Quindi si volta a uno specchio di sinistra e vi ritrova il sé Banquo

MACBETH
scrutando ad occhi stretti, per vederci meglio
Siete voi Banquo?

BANQUO
Eccoti dunque re, Cawdor, Glamis; tutto ciò che le donne del destino ti avevano promesso.
Tuttavia esse dissero che la corona non sarebbe passata ai tuoi…e che io sarei divenuto
ceppo e padre di una lunga serie di re. Per te Macbeth, le loro parole furono un
vangelo…perché le loro profezie non dovrebbero essere vere anche per me e dare ragione
alle mie speranze? Ma basta, non parliamone più.

L’ultima esclamazione è seguita da una sonora risata, come se per un attimo Macbeth
avesse avvertito la follia del parlare al proprio riflesso. Poi, come niente fosse stato, il
nuovo re prende a saltellare e a ballare pieno di gioia: per riuscirci deve tenersi l’enorme
corona aderente al capo, oppure alzare e muovere la testa come tenesse in equilibrio una
palla. Nel mentre Macbeth sviluppa un dialogo con l’immaginazione di uno sgherro.

MACBETH
Sgherro, vieni!

SGHERRO
Col piacere di vostra Altezza!

MACBETH
già con il fiatone per via dello sforzo fisico
Ascoltami, regnare è nulla! Il necessario è di regnare sicuramente. Banquo m’atterrisce; la
natura pose sul suo volto un’impronta di sovranità che lo rende formidabile. Nessun’altro
fuori di lui mi empie di terrore; il mio genio vien meno dinanzi al suo, come accadeva un
tempo ad Antonio al cospetto di Cesare. Le voci profetiche lo acclamarono progenitore di
una stirpe di principi! Sarò dunque per i discendenti di Banquo che io avrò lordata la mia
anima? per i figli suoi che avrò svenato il virtuoso Duncano? I figli di Banquo re? Mah!

SGHERRO
come se non avesse capito niente
Siamo uomini Signore!

MACBETH
Ebbene vi confermerò un disegno, l’esecuzione del quale vi darà diritto al nostro affetto;
all’affetto di noi che, finché quel nemico vivrà, non meneremo che squallidi giorni, mentre
la sua morte ci porrebbe al colmo della contentezza.

SGHERRO
Sire, farò quanto m’imporrete!

La musica cessa; Macbeth osserva sul fondo un altro calco, illuminato da un fascio basso
laterale: è quello di Banquo. Dopo aver immerso le mani nella bacinella di acqua rossa il
nuovo re indossa il volto del nemico

MACBETH
Sai che il nostro nemico è Banquo; lo detesto tanto che ogni minuto della sua vita corrode la
mia nella sua sorgente. Ma il coraggio risplende sul tuo volto, t’indicherò il luogo nel quale
dovrai appostarti; tutto dovrà essere compiuto questa sera stessa a qualche distanza dal
palazzo. Rammenta che in ciò io non entro; e per non far l’opera a mezzo Fleance,
suo figlio che lo accompagna, e la cui morte mi è necessaria non meno di quella del padre, deve al par di lui
subire il destino di quell’ora tremenda.

SGHERRO
Sono già risoluto, Signore!

MACBETH
a fine battuta si toglie il calco
Banquo, se la tua anima è aspettata in cielo, fin da questa sera essa potrà prendere il suo
volo.

Viene illuminato più chiaramente nella zona posteriore del palco, per la prima volta, un
lungo tavolo da cena. Vi sono seduti numerosi commensali: calchi di mani ne sono la
traccia. Macbeth e la sua consorte, appena giunta e anch’essa ornata da un’assurda
corona, vanno insieme a sedersi all’estremità del banco. Prima però anche Lady Macbeth
immerge le mani nella bacinella di acqua-sangue. Si ode, come contrappunto, un vociferare
ovattato di invitati che festeggiano

MACBETH
seduto
Oh, cara sposa, la mia anima è piena di punture! Tu sai che Banquo e Fleance suo figlio
vivono ancora.

LADY MACBETH
seduta pure lei
Ma la natura non li fece immortali, but in them nature’s copy’s not eterne.

SGHERRO
urlando
Alcune strisce di luce imbiancano ancora l’occidente, e già si avvicina colui che aspettiamo.

MACBETH
addenta un coscio
Ed è questo il solo conforto: non sono immortali! (gnam gnam) Sii dunque lieta. Prima che
l’uccello notturno abbia spiegato il suo volo solitario, un atto terribile sarà compiuto.

Rivolgendosi al sicario e mutando tono; ora è il sé Banquo

Fateci lume, olà!

LADY MACBETH
Che deve farsi? Que doit-on faire?

SGHERRO
come prima
Silenzio, odo rumore di cavalli! Un lume, un lume! E’ lui!

MACBETH
(gnam)Amica mia, rimani estranea al disegno finché non giunga il momento di applaudirne
l’esecuzione.

è di nuovo il sé Banquo

Pioverà questa notte.

SGHERRO
Lascia piovere. In guardia!

Nell’immaginazione lo sgherro digrignando i denti taglia il collo al feticcio di Banquo. Si
odono effetti di taglio

MACBETH
come Banquo, con le braccia allungate
Oh tradimento! Fuggi, buon Fleance, fuggi, fuggi, fuggi; potrai vendicarmi!

SGHERRO
Ah in terra ce n’è un solo; il figlio è fuggito.

MACBETH
riprendendo col coscio, poi lanciando lo sguardo alle quinte
Sgherro: vi è del sangue sul tuo viso (gnam).

SGHERRO
Allora è di Banquo.

MACBETH
più interessato al coscio che all’omicidio
Meglio addosso a te che in corpo a lui. E’ spacciato?

SGHERRO
Signore la sua gola è tagliata. E gli feci io stesso questo servizio.

MACBETH
sorridente
Tu sei il migliore degli esecutori…

SGHERRO
…Sire, Fleance è fuggito.

MACBETH
lasciando cadere il coscio
Allora si rinnovano i miei terrori; il vecchio serpente è abbattuto, il giovane rettile che è
fuggito potrà forse un giorno essere del par velenoso. (pensandoci su) Vattene, ci rivedremo.

Macbeth e consorte riprendono a mangiare, intorno a loro l’assurdità delle mani inanimate.
Si ode un biascicare diffuso. Di colpo il re molla il cosciotto, scrutando con espressione
congestionata un punto in prossimità del calco di Banquo.

MACBETH
è allarmato
Chi di voi fece ciò?

LADY MACBETH
Che cosa mio buon signore – was dann, Gnaedigster Herr?

MACBETH
si alza in piedi
Chi di voi fece ciò?!!
Tu non potrai dire che io ne fui l’autore…no, non agitare così, verso di me, la tua chioma
sanguinosa…

LADY MACBETH
pure lei alzandosi in piedi, e guardando i manichini intorno
Sedete, degni amici…sua maestà va soggetta a questi accessi fin dalla giovinezza – il y est
sujet depuis l’enfance – banchettate e non vi prendete altra cura.
(dura, con uno scatto si rivolge al marito)
Siete voi un uomo? Seyd ihr ein Mann?

MACBETH
corre verso il calco di Banquo, quindi lo prende e lo tiene in mano rivolto a sé; poi
cammina all’indietro verso il tavolo
Sì, e ben ardito se oso guardare ciò che atterrirebbe l’inferno.

LADY MACBETH
raggiungendo Macbeth
Perché fate una faccia così stravolta? Dopo tutto voi non guardate che il vuoto – you look
but on a stool.

MACBETH
cercando di mostrare anche a lei il calco
Te ne prego guarda là! vedi! oh!

LADY MACBETH
sforzandosi per vedere, ma senza riuscirci
La follia dunque ti tolse interamente ogni qualità d’uomo? Vergogna dico – fy, schaemt euch!

MACBETH
Ma non fu questa la prima volta in cui venisse sparso sangue umano. Ora i morti risorgono
anche con venti ferite mortali alla gola, e vengono arditamente a cacciarci dai nostri seggi.
La cosa è più strana dell’omicidio stesso.

LADY MACBETH
tirando il Sire dalla veste
Mio degno signore, i vostri buoni amici vi aspettano – your noble friends do lack you!

MACBETH
abbassa il calco e torna verso i convitati feticcio
Dimenticavo…non siate meravigliati, miei ottimi amici; io vado soggetto a una strana
infermità, che non è nulla per quelli che mi conoscono. (afferra un bicchiere) Perciò
beviamo alla gioia universale di tutta la brigata e specialmente del nostro diletto Banquo, del
quale lamentiamo l’assenza. Fosse anch’egli qui.
(prende il calice per brindare, poi di scatto rialza il calco di Banquo; di nuovo preda del
terrore sale con un balzo sul tavolo)
Oh via da me! Togliti dalla mia vista! La terra ti nasconda!
(sguaina la spada, urlando in segno di sfida)
Tutto ciò che può osare un uomo io l’oso. Mostrati sotto ogni altro aspetto fuor di questo e
non tremerò dinanzi a te! Ritorna vivo, chiamami a battaglia in un deserto, e se tarderò a
rispondere scherniscimi come un fanciullo.

Gridando Macbeth lancia la spada nel vuoto. Il rumore del ferro che cade, poi il silenzio.
Trascorrono alcuni secondi

MACBETH
calco abbassato
Quando scompare io ridivengo uomo…vi prego signori, non vi allontanate.

LADY MACBETH
in piedi all’estremità del tavolo, con tono di rimprovero
Voi avete dispersa l’allegria, interrotta la cordialità del banchetto con tale esaltazione –
détruit tout le plaisir de cette réunion par un désordre bien étrange.

MACBETH
Io non comprendo più me stesso, quando penso che potete contemplare tali cose e
conservare il colore naturale delle gote, mentre le mie illividiscono di terrore.

indicando Banquo

Sangue esso chiede; dicono che il sangue chiama sangue… a che punto è la notte?

sulla domanda le luci si alzano di un certo grado

LADY MACBETH
si risiede, quasi strafottente
Contende ormai col mattino.

MACBETH
Domani di buon’ora mi recherò dalle fatali sorelle, voglio conoscere il peggio che ho
dinanzi.

pausa di riflessione

M’inoltrai tanto nella colpa che, quando mi fermassi, il ritorno sarebbe arduo come
l’avanzare.

LADY MACBETH
Ma le vostre forze hanno bisogno del sonno, ora – you lack the season of all natures, sleep.

Macbeth scende dal tavolo

MACBETH
Sì, andiamo a riposare. Il mio turbamento procedeva dalle novità del mio stato. Noi non
siamo ancora avvezzi a queste opere.

I coniugi escono, fianco a fianco, dalla parte sinistra del palco. Entrambi camminano con
cautela, lentamente e, come se avessero appena ricordato di averla, tenendosi la corona in
equilibrio con le mani. Macbeth poggia il calco nella sua posizione originaria. Buio.

Fine del terzo atto

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