Quinto atto

Luce. Entra Lady Macbeth con la corona infilata in un braccio ciondoloni, le mani
macchiate di sangue, che va a immergere nuovamente, e il candelabro acceso davanti al
volto.

LADY MACBETH
scrutandosi le mani al lume della candela, vaneggia piegata davanti alla bacinella
Ma vi è una macchia sempre – yet here’s a spot! Via dannata macchia! Via dico! L’inferno è
tenebroso – l’enfer est sombre! Vergogna signore vergogna! Un soldato tremare? Perché
avremmo paura che si sappia, what need we fear who knows it, quando nessuno potrà
imporre alla nostra potenza di darne conto? Pure chi avrebbe pensato che il vecchio avesse
tanto sangue – aber, wer haette gedacht, dass der alte Mann so viel Blut in ihm haette?

Lady Macbeth spegne il candelabro e lo posa, immergere le mani per lavarle, ma le toglierà
più sporche. Si avvicina a uno specchio

LADY MACBETH
Il conte Macduff aveva una moglie, dov’è ora? Voi guastate tutto con questi terrori…

inizia, lentamente, a scivolare e scomparire dietro il feticcio di Banquo

…lavatevi le mani e indossate la veste da notte – wascht eure Haende, werft euern Schlafrok
um, seht nicht so blass aus …non vi mostrate così pallido…vi dico di nuovo che Banquo è
sepolto e che non uscirà dalla sua tomba – I tell you yet again, Banquo’s buried; he cannot
come out on’s grave

pian piano Lady Macbeth si eclissa dietro lo specchio, si odono le ultime battute sempre
più basse

Venite, venite, venite datemi la vostra mano; ciò che è fatto non può disfarsi. Qui vi è
sempre l’odore del sangue; tutti i profumi d’Arabia non varranno a disperderlo – Tous les
parfums de l’Arabie ne peuvent purifier cette petite main ! A letto, a letto, a letto, to bed.

Macbeth, con aria ignara, quasi fosse un automatismo, si colloca al centro del palco.
Compie alcuni movimenti per sciogliersi, come un attore prima dello spettacolo.

MACBETH
L’esercito inglese si avvicina guidato da Malcom, da suo zio Siward e dal prode Macduff.
La vendetta li infiamma e le loro causa è tanto giusta che per essa anche un eremita
prenderebbe le armi.

ridacchia

Non mi servono altre notizie, fuggano tutti i miei se vogliono! Finché il bosco di Birnam
non venga a Dusinane io non ho nulla da temere. Che cos’è il fanciullo Malcom? Non
nacque egli da una femmina? Gli spiriti che conoscono tutte le cose terrene mi dissero: non
temere Macbeth, nessun uomo nato da femmina potrà prevalere contro di te! Ah, ah!

Macbeth è dentro un cono di luce. Definitivamente e realmente solo, interpreterà le diverse
parti richieste dalla finzione scenica – che è poi la finzione dell’esistere: per passare da un
personaggio all’altro gli sarà sufficiente un piccolo salto di posizione, tenendosi sempre la
corona stretta perché non cada.

MACBETH
Servo, mariuolo dalla faccia di latte, dove hai preso quello sguardo da papero?
Ma vi sono diecimila…

Paperi, mariuolo!

Soldati signore.

Va’ a stropicciarti il viso e col rossore adombra la paura. Fegato di giglio! Quali soldati,
malandrino? Morte alla tua anima! Quelle tue gote di cencio sono consigliatrici di timore.

Quali soldati faccia di siero?

L’esercito inglese, così vi piaccia…

Togliti di qui, vattene! Seyton!

Maestà?

Dammi la corazza. Combatterò finché non mi si strappi la pelle dalle ossa

indossa la corazza che era per terra, e vi batte i pugni sopra

Non è ancor tempo.

Voglio mettermela. Manda fuori degli altri cavalieri.

rivolgendosi all’indietro

Come va la nostra malata dottore?

Ella non è tanto malata, signore, quanto scossa da paurose immaginazioni che le turbano il
sonno.

Curala; non hai una medicina per i mali dell’anima? Non sai tu asportare dalla memoria un
dolore radicato?

In questi casi tocca al malato curarsi da sé.

Allora getta la tua medicina ai cani, essa non fa per me. Venite sistematemi l’armatura… non
temerò né morte né rovina, finché la foresta di Birnam non venga a Dusinane.

Macbeth prende a girare intorno al perimetro del cono, meditando le prossime mosse.
Intanto dal megafono in alto arrivano strepiti e voci.

VOICE
Che bosco è quello laggiù?
Il bosco di Birman.
Ogni soldato vada a staccarsi un ramo e lo porti davanti a sé; così nasconderemo il numero
del nostro esercito, e faremmo errare le congetture sul nostro conto.
Obbediremo.

Come se Macbeth non avesse udito alcunché, ritorna al centro.

MACBETH
sguaina la spada
Il nostro castello è forte e si ride di un assedio.
Stiano là accampati, finché la fame e la febbre se li divorino. Se non fossero stati rafforzati
da coloro che avrebbero dovuto essere con noi, saremmo piombati su di loro e li avremmo
sgominati. Che rumore è questo?

E’ un pianto di donne, mio buon signore.

Perché questi pianti?

La regina, signore, è morta.

pausa

Ah! Ella avrebbe dovuto morire più tardi, per vivere la vittoria!
Tu vieni a dire qualcosa; presto la tua notizia.

Mio signore, vorrei dire quello che ho veduto, ma non so come farlo.

Bene, va oltre.

Mentre io mi stavo di guardia sopra la collina volsi gli occhi verso Birnam, e mi sembrò che
la foresta si movesse.

Ripetilo…

Mentre io mi stavo di guardia sopra la collina volsi gli occhi verso Birnam, e mi sembrò che
la foresta si movesse.

fendendo un colpo di lama al vuoto

Menti scellerato! Tu menti!

Io perdo ogni fiducia, e comincio a dubitare dell’inganno del demonio che mente simulando
la verità.

Apparizione; due fari alti, con sagomature, e rivolti verso il pubblico vengono accesi:
simulano l’ombra di fronde sui volti.

MACBETH
si sporge a guardare le fronde, poi rabbioso
La luce comincia a diventarmi odiosa, e vorrei che in questo momento l’universo perisse con
me. Suonate la campana d’allarme! Venti, soffiate! Vieni naufragio! Almeno moriremo con
le armi in pugno!

fende ancora il vuoto con la spada, alcune volte, poi si ferma

Ma chi è che non sia stato partorito da una donna? Quello e nessun altro io debbo temere.

ride, perduto

Volgiti mostro d’inferno, guardami.

Macbeth si volta all’indietro, verso i tre specchi di sinistra

Macduff! Fra tutti gli uomini tu sei quello che avrei voluto evitare: ritorna indietro, la mia
anima è già troppo tinta del sangue dei tuoi.

Non parlo, la mia voce è nella mia spada.

Getti la fatica, più facile ti sarebbe di lasciare i segni nell’aria incorporea che di ferir me.

Se tu non fossi ucciso per mano mia, le ombre di mia moglie e dei miei figli non mi
darebbero più pace. In guardia!

La musica si alza, luce stroboscopia argento. Con forti colpi di spada, difese e spostamenti
Macbeth simula un feroce duello. Una mano resta ben salda sulla corona.
Dopo un po’ deve fermarsi per riprendere fiato.

Ah ah! Macduff la tua lama scenda sopra teste vulnerabili. La mia vita è sotto l’impero di un
fascino che non può essere distrutto da chi sia stato partorito da donna.

Macbeth torna a ridere, da pazzo

Dispera di tal fascino. Il demonio a cui sempre servisti, ti dica che Macduff fu strappato dal
grembo di sua madre con un taglio prima del tempo.

pausa

Maledetta la lingua che mi svela questo!

Macbeth ansima

Ormai nessuno creda più ai demoni bugiardi che ci deludono con doppie parole. Non voglio
più combattere con te.

Allora arrenditi vile, e vivi per essere dato in spettacolo. Ti faremo dipingere un’insegna
come si fa per le belve più strane, e scriveremo sotto “Qui si fa vedere il tiranno”.

No, non mi arrenderò. Sebbene il bosco di Birnam sia venuto a Dunsinane, e che tu mi stai
contro non sia stato partorito da una donna, combatterò fino all’ultimo. Ecco io mi copro del
mio gran scudo di guerra; vieni oltre Macduff! E maledizione a colui che griderà per primo
“Ferma, sospendi!”

Riprende la simulazione della battaglia; a un certo punto si alza un grido lancinante, e
Macbeth, stremato, cade sulle ginocchia. Il re ansima, si tocca la gola e si guarda le mani
insanguinate (in verità già macchiate dall’omicidio di Duncano). Fine luce stroboscopica e
musica.
Quindi, dopo aver contemplato per un’ultima volta il palco intorno – o la messa in scena
della propria esistenza – Macbeth è pronto a interpretare la propria morte: si toglie la
corazza, la ridicola corona lanciandola al pubblico, e meticoloso si stende sul pavimento
come un cadavere.
I respiri si fanno progressivamente più lunghi ma meno intensi, per arrivare infine al
silenzio. L’illuminazione inizia a riassorbirsi a partire dai fari puntati sui feticci.
Silenzio e buio. Un unico faretto sul volto di Macbeth esangue.
L’ultima voce, sussurrata.

MACBETH
Domani, un altro domani, poi un altro domani…Spengiti, piccola candela. La vita non è che
un’ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo
per un’ora, e di cui poi non si parla più.

pausa

La vita è il racconto di un’idiota, fatto con enfasi di suoni e di gesti, e che alla fine non
significa nulla.

Buio totale

Fine