Autres Yeux – estratti: Sam & Cha

– Cha, sai di cosa mi sono accorto stasera?
– No… dimmi.
– Che siamo circondati dalla luce artificiale.
– Ma di che parli, Sam?
– Normali luci artificiali, le trovi dappertutto. Pensaci, da quelle che si usano nei negozi, ai lampioni delle strade, oppure i fari delle auto… anche il neon del nostro camper è luce artificiale.
– E te ne accorgi adesso?
– Cerca di afferrare la questione: le luci esistono indipendentemente da noi. E non uso a caso il verbo esistere… sono semplicemente autonome.
– E dov’è il problema? Vorresti stare con l’indice su un pulsante per tutta la vita?
– Ti sembrerà strano, ma sarebbe meglio. Tu non ti accorgi della gravità del fatto.
– No, infatti…
– Hai mai visto una lampadina fulminarsi per la morte di un qualsiasi stronzo?
– …
– Rispondimi! Pensi che sia mai accaduto?
– No, mai.
– No, mai. È impossibile e fuori da ogni logica aspettarsi che la luce artificiale possa partecipare alle vicende umane.
– Può darsi… ma nessun oggetto si farà mai domande sul tuo tasso di colesterolo. Non è che hai bisogno di affetto?
– Fammi finire, idiota! C’è qualcosa in comune tra il neon che si trova ad un metro sopra la mia testa e la morte: sono due presenze silenziose ma enormi.
– Bah! Che hai bevuto, Sam?
– La luce artificiale è un’immagine materiale ed esatta della morte, considerata come mancanza di vita.
– Ma che cazzo dici?
– Che tutta l’illuminazione che ci circonda non è che un fenomeno fantasmagorico. Nell’esistenza monotona di una lampadina io vedo la mancanza della volontà e l’impossibilità dell’azione, quindi la morte in uno dei suoi aspetti più evidenti. Ce la fai a passarmi la birra?
– Tieni. E che mi dici di tutte le altre cose, Sam? Voglio dire, tutti gli oggetti sono inanimati!
– Nessun’altra cosa ha la sfacciata continuità di un neon. È come se questo merdoso urlasse in continuazione “sono qui nella realtà ma non posso esistere perché sono fermo, fermo per sempre…” Puah! Che schifo! Rimettila in frigo, bleah! Passami un’altra volta la birra calda e ti prendo a calci nel culo!
– Mi sono fatto prendere dal discorso e non mi sono accorto… uh uh…
– Bleah! Che schifo!
– Il paradosso è che non ci libereremo mai di questo neon. Forse l’unica soluzione potrebbe essere la guerra…
– Magari sì, ma a me non dà così fastidio.
– La guerra?
– Il neon.
– Mah, è che non hai spirito d’osservazione Cha, guarda che casino hai fatto con la birra.
– Già. Come pensi di risolvere la cosa?
– Non lo so ancora, potrei provare a staccare questa maledetta luce, ma non lo farò. Del resto l’uomo ha sempre vissuto vicino alla paura.
– Sarebbe una sconfitta, eh?
– Bravo! Vedo che cominci a capire. Hai qualche suggerimento?
– Sì Sam, beviamoci sopra. Io poi me ne andrò a letto.
– Credo che farò lo stesso. Tanto certi pensieri mi vengono soltanto da ubriaco, domani mattina non mi ricorderò più niente…
– … (Cha)
– … (Sam)
– … (Cha)
– E se cambiassimo birra?
– Giusto! Ecco perché mi piaci Sam! Perché centri un problema e all’improvviso sai come superarlo! È soltanto la birra… uh, uh… altro che luce!
– Dai facciamoci sentire! La luce non ci riguarda, noi non smetteremo di vivere! Facciamo tutto al meglio, siamo coerenti e non buttiamo il nostro tempo. Guarda, guarda com’è semplice, ho appena spento il neon.
– Facilissimo! Meglio però se non cado per arrivare al letto.
– Abbiamo vinto! Ti dirò, il buio non è poi così male. Non vedo più lo sporco sul divano e per terra, anche se il puzzo rimane.
– Eh, per quello non c’è rimedio.‘Notte Sam.
– ‘Notte Cha. E ricordiamoci di cambiare la birra.
– Certo, uh uh.

 

 

Titolo:
Autres Yeux
(altri occhi, per scoprire che siamo tragicamente imprigionati negli incidenti del mondo)

Autore:  Matteo Innocenti
Editore:   Edizioni di Latta

formato 12X20 – pagine 192 – 13,00€

Autres yeux è una storia unica ma divisa in tre sezioni: un percorso che parte dalla normalità di un’esistenza comune per arrivare, attraverso gli estremi dell’omicidio e della pazzia, ad una nuova concezione di sé e del mondo. 
La vicenda narrativa ha come protagonista Altro degli Innocenti, un giovane individuo perfettamente integrato nel mondo fino a quando un’intuizione, unica e folgorante, non ricondurrà la sua mente a quella lucidità, mista a disturbi psichici, già posseduta da bambino. Allora la società, perdendo ogni consistenza, si rivelerà nuda: essa è un sistema democratico orientato all’omologazione assoluta (il dominio della maggioranza esercitato attraverso le imposizioni del gusto e del consumo); è una coscienza fondata su convinzioni tanto false da sembrare reali (il senso comune, l’etica, la morale); è la ripetizione perenne di una medesima battaglia, quella dell’uomo contro l’altro uomo. La società è, in sintesi, una struttura incapace di accettare la diversità; perciò chi ha uno sguardo diverso, appunto altri occhi, è costretto a morire. 
La disperazione del protagonista, rifiutato, licenziato e solo, si trasforma in breve in un grido lancinante, nel tentativo folle di ricorrere alla forza per non sembrare debole: Altro rinuncia alla propria innocenza ed uccide una ragazza qualsiasi (ma l’assassinio non è che la variante più appariscente della violenza quotidiana). 
Arrestato e chiuso in un OPG, libero dai condizionamenti della normalità poiché pazzo, egli può finalmente esprimere ciò che crede: ne nasce una breve raccolta poetica dal titolo Degradazioni. 
Dopo cinque anni di degenza, con la certezza che la ricerca e la diversità sono i centri fondamentali di una vita che non può avere valori o fini stabiliti, il protagonista sarà di nuovo libero di essere sereno, di innamorarsi, di scrivere… libero anche di partire, un giorno qualsiasi e senza un particolare motivo, per un nuovo viaggio.