Autres Yeux – estratti: Degradazioni

La lingua

If you love me, follow me
ifyoulovemefollowme,
la lingua, questo strumento
adottato di generazioni
in generazioni,
che farne?

Appiccicosa di natura,
trasmessa sempre
senza sapere
che è la somma delle costruzioni
o
la costruzione somma.

Beh, l’avventura della lingua
è una delle più lunghe
in cui mi sono avventurato,
fino a scoprire
che io non so chi sono
né come mi chiamo.

Noi non abbiamo nome
e questo mondo non ha storia
(è mai esistito scherzo più grande della storia
narrata?)
però esistiamo
e possiamo lavorare su questo.
Cominciamo.

Cos’è questo?
Suono di pentole frastagliate
e sfrigolio di cianfrusaglie alla ribalta,
affermazione di carattere superbo
o versione occidentale del
gong.g.g.g.g.st.st.st.st. orientale,
questo è soprattutto sssuono.

Vedete che la lingua non serve (che a fare linguacce),
perciò io confido
solo nel rumore puro.
Silenti sono le anime vaste
che vedono dappertutto,
perse nell’apocalisse del suono.

 

 

 Il Tempo

Incredibile costruzione di rocce
e sale che assale
l’uomo dal suo inizio
(inizio dei tempi),
il tempo spaventa per assenza:
è finito il tempo, io non ho tempo.

Finirlo è inevitabile,
per fortuna si muore
(opinione di pochi)
e non si è più
soggetti
alle proprie falsificazioni.

Non avere tempo invece
è la giustificazione degli idioti,
cioè del genere umano:
il tempo c’è e non perché altrimenti non
potremmo finirlo
(il sofisma da sega lo lasciamo ai testi di scuola)
ma perché ormai lo abbiamo accettato.

Allora non avere tempo è solo mancanza
di volontà;
non volere fare una cosa
e dire di non avere potuto:
come avrei potuto, cazzo?

Sì, la mancanza di tempo coincide
con lo scambio vigliacco tra volere e potere.
Questione da poco? Non mi pare,
se consideriamo che su tale errore
si fonda molta della nostra esistenza.

Per noi è impossibile mantenere una volontà
prolungata nel tempo, ecco di che cosa abbiamo
paura.

 

 

Titolo:
Autres Yeux
(altri occhi, per scoprire che siamo tragicamente imprigionati negli incidenti del mondo)

Autore:  Matteo Innocenti
Editore:   Edizioni di Latta

formato 12X20 – pagine 192 – 13,00€

Autres yeux è una storia unica ma divisa in tre sezioni: un percorso che parte dalla normalità di un’esistenza comune per arrivare, attraverso gli estremi dell’omicidio e della pazzia, ad una nuova concezione di sé e del mondo. 
La vicenda narrativa ha come protagonista Altro degli Innocenti, un giovane individuo perfettamente integrato nel mondo fino a quando un’intuizione, unica e folgorante, non ricondurrà la sua mente a quella lucidità, mista a disturbi psichici, già posseduta da bambino. Allora la società, perdendo ogni consistenza, si rivelerà nuda: essa è un sistema democratico orientato all’omologazione assoluta (il dominio della maggioranza esercitato attraverso le imposizioni del gusto e del consumo); è una coscienza fondata su convinzioni tanto false da sembrare reali (il senso comune, l’etica, la morale); è la ripetizione perenne di una medesima battaglia, quella dell’uomo contro l’altro uomo. La società è, in sintesi, una struttura incapace di accettare la diversità; perciò chi ha uno sguardo diverso, appunto altri occhi, è costretto a morire. 
La disperazione del protagonista, rifiutato, licenziato e solo, si trasforma in breve in un grido lancinante, nel tentativo folle di ricorrere alla forza per non sembrare debole: Altro rinuncia alla propria innocenza ed uccide una ragazza qualsiasi (ma l’assassinio non è che la variante più appariscente della violenza quotidiana). 
Arrestato e chiuso in un OPG, libero dai condizionamenti della normalità poiché pazzo, egli può finalmente esprimere ciò che crede: ne nasce una breve raccolta poetica dal titolo Degradazioni. 
Dopo cinque anni di degenza, con la certezza che la ricerca e la diversità sono i centri fondamentali di una vita che non può avere valori o fini stabiliti, il protagonista sarà di nuovo libero di essere sereno, di innamorarsi, di scrivere… libero anche di partire, un giorno qualsiasi e senza un particolare motivo, per un nuovo viaggio.