Autres Yeux – estratti: Collage

La ragazza interrompe il prodigio delle fantasie pubblicitarie per sperimentare visioni diverse. Seduta al centro passa con mani armate di forbice sopra un ventaglio di pagine. Quando qualcosa la interessa se ne appropria con tagli precisi lungo i contorni: figure svestite, abiti appariscenti, piedi con tacco e labbra truccate, una miriade dilaniata di dettagli come materia per corpi nuovi. Al termine della danza di dita lunghe e colla abbondante scopro che il collage ha richiesto tutto il pomeriggio, il tempo necessario al sole per ridursi ad una sottile striscia viola.
Viviamo insieme da mesi, io e lei… e lavoriamo nella stessa stanza perché l’angustia dell’abitazione non ci permette altro; così, ogni volta che alzo lo sguardo, la vedo con la lingua sporgente e le ginocchia divaricate su un caos di fogli monchi, decisa come me a dare forma all’immaginazione. Il tempo ci ha fatto capire di essere simili; a volte penso che potremmo persino piacerci, ma poi fermo la mente: per adesso sono sufficienti questi giorni divisi tra il silenzio delle rispettive passioni e le risate delle ore restanti. L’entusiasmo comune ci permette di confinare in un punto minuscolo il problema della sopravvivenza e di scordare che nella lotta spietata le nostre forze unite, ovvero il denaro dei miei racconti e delle sue illustrazioni più qualche lavoro occasionale, ci permettono appena di pagare l’affitto, comprare il cibo, mettere da parte un piccolo risparmio per un progetto a venire. Che cosa dovremmo fare? Ci immergiamo nelle nostre creazioni con tutte le forze, oltre non sarebbe possibile; perciò se il mondo ci considera una giovane coppia costretta in un bilocale e priva di prospettive concrete per il futuro non ha importanza, la verità è che noi siamo liberi di fare ciò che ci piace.

È quasi una settimana che la ragazza compone nella più tenace riservatezza: seleziona, taglia ed incolla a ritmo continuo senza concedersi distrazioni; ad ogni domanda risponde urlando di dovere finire al più presto. Insomma, ne fa un gran segreto! Io approfitto di tanta concentrazione per spiarle gli occhi, la bocca, il seno. Mi piace perdermi fino all’istante in cui il fruscio leggero di piccole pinze sulla carta ed il premere di polpastrelli che uniscono qualcosa non mi riportano alla realtà.

Questa mattina sono solo, lei è dovuta tornare dai genitori e rimarrà fuori per un paio di giorni. Lo squilibrio di presenze e distanze nella casa suscita in me un disagio che rende impossibile la scrittura, allora vado alla finestra per osservare oltre la fitta pioggia autunnale.
Sotto un cielo grigio centinaia di persone escono dai palazzi e puntano dritte verso una destinazione, ognuno sembra conoscere il da farsi: la mamma sa di dover tirare il braccio al bambino che vorrebbe tornare a letto, il dirigente sa di non potere sporcarsi l’abito, il negoziante sa quando aprire il negozio, l’impiegato di fretta sa che non accetteranno un ulteriore ritardo. Intorno schizzano automobili fredde, mezzi pubblici carichi, ragazzi appiedati e riparati dall’ombrello, qualche coraggioso in bici con la mantellina. Indipendentemente dal motivo o dal senso, là fuori c’è un grande movimento e sarà sempre così, anche durante mattine tanto piovose.

 

 

Titolo:
Autres Yeux
(altri occhi, per scoprire che siamo tragicamente imprigionati negli incidenti del mondo)

Autore:  Matteo Innocenti
Editore:   Edizioni di Latta

formato 12X20 – pagine 192 – 13,00€

Autres yeux è una storia unica ma divisa in tre sezioni: un percorso che parte dalla normalità di un’esistenza comune per arrivare, attraverso gli estremi dell’omicidio e della pazzia, ad una nuova concezione di sé e del mondo.
La vicenda narrativa ha come protagonista Altro degli Innocenti, un giovane individuo perfettamente integrato nel mondo fino a quando un’intuizione, unica e folgorante, non ricondurrà la sua mente a quella lucidità, mista a disturbi psichici, già posseduta da bambino. Allora la società, perdendo ogni consistenza, si rivelerà nuda: essa è un sistema democratico orientato all’omologazione assoluta (il dominio della maggioranza esercitato attraverso le imposizioni del gusto e del consumo); è una coscienza fondata su convinzioni tanto false da sembrare reali (il senso comune, l’etica, la morale); è la ripetizione perenne di una medesima battaglia, quella dell’uomo contro l’altro uomo. La società è, in sintesi, una struttura incapace di accettare la diversità; perciò chi ha uno sguardo diverso, appunto altri occhi, è costretto a morire.
La disperazione del protagonista, rifiutato, licenziato e solo, si trasforma in breve in un grido lancinante, nel tentativo folle di ricorrere alla forza per non sembrare debole: Altro rinuncia alla propria innocenza ed uccide una ragazza qualsiasi (ma l’assassinio non è che la variante più appariscente della violenza quotidiana).
Arrestato e chiuso in un OPG, libero dai condizionamenti della normalità poiché pazzo, egli può finalmente esprimere ciò che crede: ne nasce una breve raccolta poetica dal titolo Degradazioni.
Dopo cinque anni di degenza, con la certezza che la ricerca e la diversità sono i centri fondamentali di una vita che non può avere valori o fini stabiliti, il protagonista sarà di nuovo libero di essere sereno, di innamorarsi, di scrivere… libero anche di partire, un giorno qualsiasi e senza un particolare motivo, per un nuovo viaggio.