Peter Doig – Le peintre, l’homme et la nature

È uno strano caso quello di Peter Doig (Edimburgo, 1959; vive a Trinidad), come se i suoi personaggi -uomini immersi in paesaggi solitari- diventassero improvvisamente celebrità mondane. Solo con un’immagine si riesce a spiegare il mistero di un artista contemporaneo, quasi cinquant’anni portati con aria da ragazzino svagato, poco conosciuto dal grande pubblico eppure capace di vendere

Traces du Sacré

Narra la storiografia le imprese di un uomo moderno, uscito dalla coltre oscura del passato e finalmente deciso a conquistare i mezzi materiali e intellettuali necessari per sopravvivere alla natura fatale e alla divinità imperscrutabile. Autodeterminando la propria morte, l’umanità avrebbe quindi marciato sempre più velocemente, avanzando metro dopo metro sotto lo sguardo silenzioso del cielo,

Dio, anzi l’arte, ti vede

Rivolgersi al flusso dirompente di ordine e caso che scorre nelle zone di New York o Londra – quindi più in generale nel contesto metropolitano – per ottenerne la materia prima di nuove creazioni: questo tentativo di sintesi tra folla e identità è quanto avvicina le ricerche di Tomoaki Suzuki e Maria Antonietta Mameli, i

Sophie Whettnall – Donne e no

“Gli esseri hanno Yin sopra le spalle, e a Yang stanno abbracciati”. Iniziare con una citazione dall’antico testo di Lao Tzu non è una forzatura ai termini del discorso, se consideriamo che il titolo dell’opera di Sophie Whettnall (Bruxelles, 1973) – doppia installazione video presentata alla Galleria Continua – è appunto Excess of Yang. Momento ulteriore di una serie che si