Kit di sopravvivenza

 

Che cosa sceglieremmo e porteremmo con noi, una volta in viaggio – reale o metaforico che fosse – per ricordare la nostra casa? Per non sentirci stranieri rispetto al mondo?

Il seminario mixed media, di cui l’installazione “Kit di sopravvivenza” è la fase finale, mirava ad approfondire alcuni aspetti specifici eppure fondamentali del fare arte; il ricorso alla molteplicità di materiali che significa anche compresenza di modi espressivi e linguistici – aspetto che in certa misura stacca la scena artistica dall’inizio del ventesimo secolo rispetto al passato – la collaborazione fattiva tra gli studenti per arrivare alla definizione di un’opera unica e rappresentativa in maniera collettiva, la riflessione sullo spazio espositivo non come ambiente neutro ma luogo da abitare e, talvolta, da trasformare (e così sarà, in spazi sempre diversi e connotati, per ogni edizione del seminario).
1mq di superficie d’arte è una vetrina affacciata su una zona caratteristica e vivace del centro fiorentino, in relazione all’agenzia immobiliare che ne è proprietaria, già da tempo viene impiegata per attività espositive. Da tale contesto l’idea di riferirsi alla casa, a quanto essa venga a rappresentare per noi. Nella riflessione condivisa, pur con declinazioni diverse, tornavano con costanza il senso del riparo e della protezione – reificati in persone e sentimenti, ricordi e oggetti – rispetto a una quotidianità che invece affrontiamo all’esterno e perlopiù da soli: insomma il nostro vivere che, con un processo di traslazione, potremmo definire il nostro sopravvivere.

L’installazione è un “kit” da portare con sé per avere tutto l’occorrente al corpo e alla mente. C’è uno zaino per contenere, prima di tutto. Una coperta per scaldarsi, del cibo, un libro, un po’ di terra dal proprio luogo di origine, il cotone per la cura, una frase d’incoraggiamento accompagnata da delle foto, una voce diffusa ad orientarci, un quaderno per scrivere pensieri e sensazioni. Sono tutte cose che hanno riguardato e riguardano la vita degli studenti, che si stanno formando per essere artisti. Mostrano il meccanismo meraviglioso (letteralmente, da mirabilia, ciò che è da ammirare) per cui in arte quanto si dice non è proprio e solo quanto si afferma ma gli va oltre, citando il poeta T.S. Eliot “dove le parole non sono pronunciate costruiremo con un nuovo linguaggio”.

Kit di sopravvivenza
Sumina Azzi, Ida Barbati, Liu Bing Chen, Ece Nisan Duzgun, Jomay Chungmei Fairbairs, Marta Galli, Anna sofia Poloz

Presentazione dell’opera collettiva del seminario mixed media, tenuto da Fabio Cresci e Matteo Innocenti presso LABA Firenze.
L’installazione sarà visibile fino al 31 maggio 2018.