Mauro Staccioli – Pensare la scultura

Mauro Staccioli (Volterra, Pisa, 1937; vive a Milano) è annoverato comunemente tra i maggiori scultori contemporanei e, infatti, le sue tracce affiorano in punti diversi e distanti del globo, da Roma ad Amherst, da Bruxelles a Seul e così via, lungo un’ideale mappa ecumenica. Se viaggiassimo di città in città troveremmo sovente un’opera del maestro toscano, una delle sue enormi quanto riconoscibili “creature” di cemento.
Ebbene, da questo stesso carattere positivo deriva anche una difficoltà evidente: qualora all’artista si volesse dedicare una personale, come mostreremmo al pubblico ciò che per sua natura è dislocato e non removibile? Ovvero, sarebbe concepibile un allestimento senza oggetto? La risposta viene da Marco Bazzini, direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, in occasione del progetto Mauro Staccioli: pensare la scultura.
Insistendo sul momento che precede la realizzazione della scultura, cioè su quella fase particolare – quasi un non presente – in cui a contare non è l’agire ma il pensiero e le sue infinite articolazioni, Bazzini legittima a ruolo centrale un materiale altrimenti considerato di corredo: una raccolta sistematica di taccuini, schizzi, disegni, fotografie, annotazioni; vera e propria indagine sulle dinamiche lavorative dell’autore (tant’è che il risvolto dell’evento potrebbe essere un contributo alla ricerca accademica, più che un afflusso consistente di visitatori).
Mauro Staccioli - Brufa - 2004 - acciaio corten e muratura - cm 220X1100x50 (3 pezzi)
Del resto, l’idea si adatta con perfezione alla materia, dato che ogni scultura di Staccioli è doppiamente riflessiva, cioè si potrebbe scrivere – inghippi linguistici a parte – pensata “prima” per fare pensare “dopo”. Vediamo il processo nel dettaglio. Si ritorni alla divisione concettuale dell’ambiente in “spazio” e “luogo”: lo spazio come estensione capace di contenere elementi – corpi o oggetti che siano – il luogo invece come modo soggettivo di guardare e rendere riconoscibile l’estensione stessa. Il nostro artista s’inserisce nel passaggio da una condizione all’altra; le sue forme geometriche irregolari, pesanti per la materia ma agili alla vista, contestuali eppure sorprendenti, sono piccole epifanie sulla realtà. Scardinando le nostre consuetudini visive e interpretative, invitandoci a riesaminare ed eventualmente modificare la costruzione mentale del luogo. Il paesaggio, insomma, tramite l’arte diviene possibilità dialogica.
Mauro Staccioli - Monticello ‘88 - 1988 - studi, grafite e pastello su carta lucida - cm 11,5X16,5
L’intero percorso di Staccioli, prendendo come punto iniziale il “fosso” al Mercato del Sale di Milano, in cui già si segnalava l’esigenza di trascorrere tra ambienti differenti, è di una coerenza esemplare. L’unica variazione constatabile è il recente addolcimento di certe spigolature, come se la scultura – e si ricordi che l’artista nel passato ha tradotto la militanza politica in impegno puramente artistico – potesse in maturità avvenire più docilmente. A riprova abbiamo proprio la sferzante luna Prato ’88, costruita da un ventennio esatto per il centro artistico, e oggi punto di riferimento simbolico cittadino.

Matteo Innocenti

 

Mauro Staccioli – Pensare la scultura
a cura di Marco Bazzini
C.Arte – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica, 277 – 59100 Prato