Il senso di Zoè Gruni per il Brasile

Oltre che spazio rappresentativo di una collezione privata, Sensus viene delineandosi come elaborazione continua e produttiva delle opere acquisite. Il nuovo impulso viene da “La Merica” di Zoè Gruni, anteprima della presentazione che si farà all’università FAAP di São Paulo.

Zoè Gruni – backstage La Merica – foto - 20x20 cm – courtesy l'artista

Zoè Gruni – backstage La Merica – foto – 20×20 cm – courtesy l’artista

Il trasformismo positivo di Zoè Gruni (Pistoia, 1982; vive a Pistoia, Rio de Janeiro e Los Angeles), che mette in relazione perturbante il carattere curioso e selvaggio di creature verosimili con la normalità dei tipi civilizzati – a mostrare come l’incursione dell’insolito sia uno strumento eccezionale d’analisi – tingendosi di una nota direttamente biografica giunge alla sofferta deriva dell’emigrazione. La Merica è un’installazione video doppio canale, libera ripresa di quel mito che intorno al novecento indicava il Brasile come terra d’oro, a copertura di una più pragmatica brama di braccianti per la raccolta del caffè: da una parte la natura varia e intatta del Parque Lage di Rio de Janeiro, dentro un anfratto oscuro invece il corpo dorato dell’artista, mutato nelle sembianze di un volatile spaurito, forse un pappagallo. In sottofondo le parole cantate da Caterina Bueno: “Italia bella, mostrati gentile e i figli tuoi non li abbandonare…”. Bellezza e timore del suo raggiungimento si equilibrano, in quest’opera originale e sentita che lascia irrisolta la corrispondenza tra osservato e osservatore; lo sguardo dovrebbe avanzare nella grotta o rivolgersi all’esterno? E il futuro, in quale direzione si farà?

 

Matteo Innocenti
(Artribune) 

Firenze //
Zoè Gruni – La Merica
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