Il Futurismo nella Fotografia

Distinguendosi entro un contesto cittadino che sinora non si è dimostrato particolarmente dinamico sul fronte degli omaggi al centenario futurista – sebbene Giovanni Papini avrebbe potuto costituire un ottimo inizio – il Mnaf ha scelto di proporre una possibile ricostruzione del rapporto tra il medium fotografico e l’avanguardia storica.
Tentativo per niente semplice, se consideriamo che su tale argomento non esiste un corpus di studi così vasto e, soprattutto, che i due estremi tra cui si evolse il discorso furono assai distanti: s’era ovvio che il Futurismo, nel suo desiderio di rinnovamento culturale, si rivolgesse anche alla fotografia, meno scontate furono le varie resistenze, in primis quella di Boccioni, che partendo dal pensiero bergsoniano giunsero a condannare i nuovi mezzi di riproduzione meccanica come inadatti alla creatività, al soggettivismo, alla resa dell’élan vital.
Tale dicotomia, tra sperimentalismo intenso e convincimento teorico mutevole, è quanto più caratterizza Il Futurismo nella Fotografia: un’esposizione che si delinea come somma di intuizioni ed episodi, Enrico Pedrotti - Scalata alle Dolomiti - 1938 - fotomontaggio, stampa alla gelatina al bromuro d'argento - courtesy Foto Studio Pedrotti, Bolzanoma che non può né vuole tentare la ricomposizione di un’eventuale “scuola” fotografica programmaticamente affiliata al movimento.
Piuttosto l’iniziativa mira a rilevare come anche in quest’ambito delle arti visive il Futurismo, attraverso la miscela di anti-passatismo e avanguardismo che ne fu propulsione e limite, realizzò vere anticipazioni dell’avvenire: multiesposizione, fotoperformance, collage di stampe e disegni, solo per citarne alcune.
Di conseguenza, anche i nomi in rassegna sono numerosi, dai primi scatti fotodinamici dei fratelli Bragaglia alla gestualità eclatante diDepero, dalla femminilità felina di Wulz ai fotomontaggi di Pedrotti, dallo zoom dinamizzato diMasoero alle maschere diCarmelich, fino a numerosi altri artisti.
Dunque, la proposta è una serie consistente di materiali eterogenei, la cui traccia ideale è quella diagrammatica, con i singoli punti della linea che corrispondono all’istante di contatto, per similarità, comunanza, derivazione o altro, tra la corrente stessa e l’operato di fotografi che non furono del tutto né soltanto futuristi. La funzione matematica che sta alla base del grafismo, cioè l’ipotesi storiografica d’origine, è la ricerca dello specialista – in questo caso, come già in passato, nel ruolo di curatore – Giovanni Lista.
Il consiglio, data la specificità dell’evento e benché esso non manchi di una godibilità istantanea, è di accompagnare la visione con un minimo esercizio. Si rinverdisca prima la memoria sul Futurismo, e dopo si rifletta su quanto visto alla luce del testo presente in catalogo.
Filippo Masoero - Veduta aerea dinamizzata del Foro Romano - 1930 ca. - aerodinamica, stampa alla gelatina di bromuro d'argento - courtesy Archivio Storico Fotografico - Touring Club Italiano, Milano
Non è soltanto questione di celebrare in maniera attiva e consona un’avanguardia che ci ha dato opere grandiose; fosse mai che nel re-incontrare Marinetti e il resto del gruppo scoprissimo innovazioni, per ottusa ideologia restate nel tempo lettera morta, che ancora oggi ci sopravanzano.

Matteo Innocenti

 

Il Futurismo nella Fotografia
a cura di Giovanni Lista
MNAF – Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza Santa Maria Novella, 14 – 50123 Firenze