Emanuele Becheri – Après coup

Après coup è il gesto minimo dell’autore, l’intenzione necessaria ma sufficiente a relazionare l’oggetto con l’esterno, secondo dinamiche che variabilmente si traducono in attrito, gravità, ossidazione, rumore. Ed è la nota fondamentale su cui Emanuele Becheri (Prato, 1973), rapportando opere del passato e del presente, ha costruito un percorso ad hoc per gli spazi-cripta del Museo Marino Marini.
Dentro un percorso d’oscurità in cui punto iniziale e finale coincidono, lacerti di realtà accaduta o in atto si aprono a una profonda dialettica di presenze/assenze. Sono un trittico di accendini in solitaria combustione, il loro suono dissociato su vinili scavati dalla reiterazione infinita delle puntine, un grande foglio raggrinzito lasciato a dispiegarsi per sempre, forme carbonizzate in geometrica successione.
Ritorna con forme diverse ma in modalità costante la contraddizione fra intenzione originaria e autarchia dell’accadere, fino al culmine del video Senza titolo #1: conseguentemente (oppure no) a una scia di strepitii su schermo nero, ecco apparire in dissolvenza un dettaglio epidermico indistinguibile, ritmato da un’intensa attività respiratoria, ben presto riassorbito dal buio, ulteriore e più evidente conferma dell’estraneità umana a un’infinità di accadimenti.
Emanuele Becheri - Release - 2006 - courtesy l’artista
Per Becheri si potrebbe ricorrere a noti precedenti, soprattutto dada, eppure non sarebbe la soluzione migliore. Si avverte una specificità, una precisione nella natura di queste espressioni tale da richiedere altre interpretazioni. Già il curatore Simone Menegoi si riferisce nei testi dell’insolito vinile-catalogo allavanitas: “Il rifiuto di definire la forma che avrà l’opera, la sua volontà di lasciarla all’involontario, prende una connotazione più complessa; non solo formale e di linguaggio, ma esistenziale”. L’inazione diverrebbe lo strumento per non concedersi, o per concedersi in misura minore, all’effimero.
Spingendoci alle estreme conseguenze del concetto, potremmo considerare questo essere assente dell’artista come dissidio lacerante circa l’esistenza di una volontà originaria nella creazione dell’universo. L’interrogativo aprirebbe il varco a una miriade di suggestioni: il foglio Release come mappa topografica di un universo tra Big Bang e Big Crunch, gli oggetti combusti e il monolite della First section simili a paradossali fossili, la logica terrestre dei numeri arabi e romani accanto alla fisicità del fuoco sui cataloghi in Lighters.
Emanuele Becheri - Après Coup - 2008 - courtesy l’artista
Infine il disco, simbolo primo dell’esposizione, percorso nel suo spazio e nella sua temporaneità da un sottile braccio metallico, incontro fra ragione, tecnologia e mondo.
Restiamo ancora nell’ambito delle ipotesi, delle previsioni, è ovvio. Ma intanto è certo che Emanuele Becheri – esaltato in quest’occasione da un intelligente allestimento – si pone come promessa di alto rilievo.

Matteo Innocenti

 

Emanuele Becheri – Après coup
a cura di Simone Menegoi
Museo Marino Marini
Piazza San Pancrazio – 50123 Firenze

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